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	<title>BASTIANCONTRARIO</title>
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		<title>Un&#8217;espressione geografica?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 01:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Quando ero bambino in terza elementare per Natale mi regalarono un librone molto bello e che mi fece molto felice perché conteneva una miriade di informazioni di natura geografica. Il suo titolo era &#8220;Il grande libro delle regioni d&#8217;Italia&#8221; (pubblicato da Mondadori) e conteneva un&#8217;analisi, divisa regione per regione, del territorio del nostro Paese. [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;">Quando ero bambino in terza elementare per Natale mi regalarono un librone molto bello e che mi fece molto felice perché conteneva una miriade di informazioni di natura geografica. Il suo titolo era &#8220;Il grande libro delle regioni d&#8217;Italia&#8221; (pubblicato da Mondadori) e conteneva un&#8217;analisi, divisa regione per regione, del territorio del nostro Paese. Grazie a quel tomo mi era così possibile fantasticare scoprendo le attività di luoghi lontani e che non conoscevo direttamente, come pure sapere che in qualche territorio vi erano boschi di latifoglie oppure si praticava l&#8217;allevamento stabulare dei maiali o la pastorizia.<br />
Se non è partito direttamente dal suo sussidiario di terza elementare, suppongo Francesco Bonami si sia basato su un libro simile per elaborare il concept della mostra <em>Un&#8217;Espressione Geografica</em>, dal bel titolo <em>metternichiano</em>, vagamente da restaurazione (sia detto senza ironia: Bonami quanto a titoli è davvero notevole). La mostra, ospitata alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, raccoglie &#8211; in occasione del 150esimo anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia &#8211; venti artisti stranieri cui è stato chiesto ciascuno di interpretare una regione, dopo un&#8217;opportuna residenza o un viaggio nel territorio. Non ridete, è proprio così. Il comunicato stampa infatti recita che &#8220;la mostra racconta il Paese di oggi e di domani, ritraendo le ricchezze e le specificità di ciascuna Regione&#8221;, proprio come si fa con i vini, l&#8217;olio, i formaggi o gli insaccati.<br />
La domanda infatti che sorge spontanea è questa: esistono ai giorni nostri nel nostro paese delle caratteristiche su base semplicisticamente <em>regionale</em> così marcate e caratterizzanti? E poi, se proprio esistono, sono tali da essere percepite da stranieri? Ma soprattutto è lecito parlare di regioni e non invece di economia, cultura, industrializzazione, criminalità o politica? La risposta è ovvia, ma non per il critico toscano, che invece si incaglia nei classici stereotipi, avendo scelto di condurre l&#8217;analisi su base di territorio regionale e non su altri criteri ben più attuali. Ma a questo si aggiunge pure il tentativo di travestire in forma soggettiva l&#8217;operazione (&#8220;Le opere appaiono così agli occhi dello spettatore come un grande diario di viaggio, trasformando il visitatore di <em>Un’Espressione Geografica</em> in un viaggiatore contemporaneo: le storie, le esperienze, le sensazioni raccolte in ciascuna Regione sono al centro anche dell’esperienza del visitatore della mostra, che può riscoprire da prospettive inedite e inaspettate il nostro Paese&#8221;), finendo per far sembrare davvero ridicoli i lavoretti dei 20 artisti che si sono fatti ciascuno un <em>picciol tour</em> di una settimana in una regione. Rimarrà così insoluto il quesito se siano opere nate da un <em>terroir</em> o da un processo individuale.<br />
A questo bisogna aggiungere che le opere (prodotte dalla stessa Fondazione Sandretto: quanto soldi buttati al vento!), eccetto quelle di Putrih e di Ondak, sono di una banalità terrificante, perché è evidente che sono il frutto di un soggiorno da turista e non di una ricerca d’artista.<br />
Il risultato è cosi deludente da essere imbarazzante per l’istituzione che ospita la mostra. Da parte nostra essenzialmente <em>Un’Espressione Di Disgusto</em> che sarà opportuno toglierci con del profumato sauvignon del Collio o un corposo cannonau di Jerzu.</p>
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		<title>L&#8217;ignoranza del funzionario</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 15:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Cos’è che volete mettere dentro un palazzo rinascimentale con gli stucchi? Video? Ma sono cose che si possono vedere alla tivvù o su internet! Non saranno mica opere, no?». Ridevo di nascosto – ma solo per nascondere la mia profonda disperazione – mentre ero a colloquio con un funzionario di un comune sulla cui testa [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Cos’è che volete mettere dentro un palazzo rinascimentale con gli stucchi? Video? Ma sono cose che si possono vedere alla tivvù o su internet! Non saranno mica opere, no?». Ridevo di nascosto – ma solo per nascondere la mia profonda disperazione – mentre ero a colloquio con un funzionario di un comune sulla cui testa gravava la competenza di uno dei gioielli architettonici della città.<br />
Non nascondo che ebbi una certa difficoltà a proseguire qualsiasi forma di dialogo, tanto più perché alla profonda ignoranza si sommavano la spocchia di chi ha studiato l’arte antica all’università (supponendo che il mondo si sia fermato nel Settecento) e la totale estraneità al dibattito culturale degli ultimi quarant’anni. Decisi allora di far finta di niente, rimuovendo da me ogni benché minimo tentativo di conversione, poiché le barriere che quella persona aveva eretto attorno a sé risultavano impenetrabili anche al più convincente dei missionari adepti all’arte contemporanea. E poi mi fu subito chiaro che non aveva senso cingere d’assedio una città che conteneva solo pietre.<br />
A mente fredda però mi viene male a pensare che una persona come questa, qui come altrove, sia chiamata a decidere su cosa che non conosce, a dare un parere vincolante, a scegliere se un progetto è o meno adatto al luogo e ai programmi culturali di un comune, o di un altro ente territoriale (capita pure ai ministeri: vedi ad esempio l’idiozia di Sgarbi nominato commissario alla Biennale di Venezia). E questo è uno dei problemi più difficili per chi opera in campo culturale: <em>l’inadeguatezza dei decisori</em>, sia politici che tecnici. Che senso ha cioè passare notti in bianco, sbattersi per elaborare un progetto o immaginare una mostra che porti nuove idee, nuovi punti di vista, se chi decide troppo spesso non sa, non sa, non sa?<br />
A dir il vero ogni tanto accade anche di trovare qualche persona competente, cosa che spinge a meravigliarsi, un po&#8217; come quando capita di trovare una persona educata e gentile allo sportello delle poste. Ma è davvero merce rara. Eppure anche l&#8217;attuale diabbolico Ministro per la Pubblica Amministrazione continua demagogicamente ad insistere sul controllo dei funzionari statali più che sulla qualità del lavoro svolgono svolto e sui criteri di selezione. Olè.</p>
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		<title>Non sopporto più l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2011 00:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cara Italia, insieme a te non ci sto più. Non sopporto più niente. E non mi basta guardare le nuvole laggiù: ne ho le palle piene di tutto. Non sopporto più le persone mediocri che si nascondano nel marasma indistinto di questo paese in cui il puzzo di morto non si sente solo perché mascherato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify; font-size: 13px; line-height: 19px;">Cara Italia, insieme a te non ci sto più. Non sopporto più niente. E non mi basta guardare le nuvole laggiù: ne ho le palle piene di tutto.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Non sopporto più le persone mediocri che si nascondano nel marasma indistinto di questo paese in cui il puzzo di morto non si sente solo perché mascherato dagli ultimi istanti di profumo prodotto in un glorioso passato. Non sopporto il fascismo cafone che c’è in giro, culturale, economico, sociale. Non sopporto la classe politica di sporchi arraffoni che ci governa – dai comuni al parlamento – e quella di spocchiosi filibustieri che finge di esserle diversa. Non sopporto l’incompetenza di molti funzionari pubblici, pagati spesso per lavarsi le mani e non prendersi alcuna responsabilità. Non sopporto i migliaia di insegnanti che scaldano la cattedra solo per lo stipendio. Non sopporto chi non paga le tasse e si ritiene furbo. Non sopporto chi si occupa di arte e approfitta delle speranze degli altri senza mai essere generoso. Non sopporto gli imprenditori che non hanno mai inventato niente o che pensano di essere classe dirigente solo perché hanno un reddito disponibile che è dieci volte quello dei propri dipendenti. Non sopporto chi si ritiene la sinistra diversa dal resto: la diversità è morta con Berlinguer.<br />
Non sopporto più niente, nell’ennesimo ferragosto di merda. E non so dove voltarmi per respirare.</p>
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		<title>Renzi riesuma Michelangelo?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 23:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi è stato difficile trattenere il sorriso. Ci mancava anche che Matteo Renzi nel 2011 proponesse di fare la facciata di San Lorenzo secondo il vecchio progetto di Michelangelo Buonarroti. Il sindaco di Firenze ha in mente infatti di fare un referendum per chiedere ai propri concittadini se preferiscono avere la chiesa con la facciata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi è stato difficile trattenere il sorriso. Ci mancava anche che Matteo Renzi nel 2011 proponesse di fare la facciata di San Lorenzo secondo il vecchio progetto di Michelangelo Buonarroti. Il sindaco di Firenze ha in mente infatti di fare un referendum per chiedere ai propri concittadini se preferiscono avere la chiesa con la facciata con la soluzione che era stata messa a punto da Michelangelo cinquecento anni fa (cinquecento!) oppure lasciare la chiesa dove sono sepolti i Medici lì come è adesso. “L’intervento – queste le parole del sindaco – sarebbe un’opportunità interessante funzionale al riammodernamento del quartiere”, ed inoltre si intuisce dal suo ragionamento, potrebbe avere maggior senso di quello “di un archistar di oggi”.<br />
Evidentemente il rottamatore Rienzi ha preso un granchio clamoroso, e non ha senso che lui spieghi in giro che vi sono degli sponsor disposti a credere nel progetto e finanziarlo. Sarebbero comunque soldi buttati ed un falso storico clamoroso. “Una proposta che non sta né in cielo né in terra”, come Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, ha giustamente commentato. Per non parlare poi delle modalità costruttive odierne, che sono di sicuro distanti da quelle artigianali della Firenze del XVI secolo.<br />
Eppure la tentazione passatista nel nostro paese è sempre lì sul banco del politico di turno; anzi ne personifica la mediocrità di pensiero e l’incapacità di proporre il nuovo rischiando la propria poltrona. Vi ricordate il “com&#8217;era, dov&#8217;era” di Cacciari, un quarto d&#8217;ora dopo che si seppe che la Fenice stava bruciando in maniera irreparabile? Il barbuto sindaco di Venezia aveva già pronta in tasca la risposta più facile e politicamente meno problematica: Cacciari sapeva infatti che ogni altra soluzione (auspicabile rispetto alla sua città che è sempre più il trionfo dell&#8217;inautentico) sarebbe stata complessa ed articolata, soggetta al dibattito della democrazia e alle lungaggini dei burocrati. Perché esporsi?<br />
San Lorenzo ed il Teatro della Fenice sono due esempi incredibili della modestia della nostra classe politica (o forse della nostra nazione), che non riesce a guardare avanti ne tanto meno liberarsi dei fantasmi del passato, tra cui quello del Rinascimento. Possibile che non si possa pensare ad altro? Lasciamo dormire a Michelangelo sonni tranquilli.</p>
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		<title>Desperate Winehouse</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 21:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la morte di Amy Winehouse, come stancamente è abitudine in queste situazioni tragiche, si sono usate tutte le classiche parole del mondo dello showbiz nel momento in cui qualcuno viene a mancare. Talento, energia, bravura, sfrontataggine, genialità, eccetera, il lessico è quello che serve a conferire alla cantante inglese l&#8217;aura del mito. D&#8217;altro canto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
Per la morte di Amy Winehouse, come stancamente è abitudine in queste situazioni tragiche, si sono usate tutte le classiche parole del mondo dello showbiz nel momento in cui qualcuno viene a mancare. Talento, energia, bravura, sfrontataggine, genialità, eccetera, il lessico è quello che serve a conferire alla cantante inglese l&#8217;aura del mito. D&#8217;altro canto è pur vero che morire a ventisette anni non è cosa di tutti i giorni, come hanno tragicamente sperimentato Jimi Hendrix o Kurt Cobain. Ma se passare a miglior vita entro i trent’anni è certa <em><span style="font-family: Segoe UI;">conditio sine qua non</span></em></span><span style="color: #000000;">, fa specie questo continuo parlare di lei come se fosse stata una persona che ha cambiato il panorama musicale, e non, in buona sostanza, una stravagante consumatrice di droghe che sa cantare molto bene.<br />
</span><span style="color: #000000;">Sia chiaro che la Winehouse era musicalmente molto dotata, ma non era certo John Lennon. Eppure il gregge di pecorelle ha cercato di farne l’ultima entrata nella hall of fame dei geni incompresi morti da giovani. Esiste infatti una grande differenza tra avere anche uno smisurato talento ed essere un fuoriclasse: la riproducibilità, l’essere autenticamente differente. Nessuno ad esempio era in grado di pensare e scrivere <em><span style="font-family: Segoe UI;">Come together</span></em></span><span style="color: #000000;"> nel ’69, eccetto i Beatles, mentre la nostra Winehouse è stata una semplice meteora gradevole, che &#8211; va detto &#8211; non ha mai nascosto al pubblico la sua eccentricità e la sua cupio dissolvi.<br />
</span><span style="color: #000000;">Non capisco infatti i motivi di questi continui tributi, milioni di persone che riempiono il proprio vuoto (intendo quello proprio, non quello indotto dalla morte della cantate inglese) postano canzoni e tutto il resto, come solerti pecorelle del gregge globale. Vabbè fa niente, meglio di niente, ma basta oggi, tana libera tutti. E magari fateci ascoltare un po’ di Talking Heads. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Manicure &amp; sopracciglia</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 23:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre trovato ridicole tutte quelle persone di sesso maschile che passano il tempo ad imbellettarsi. Non parlo di cura o di igiene personale, ma di quel complesso di pratiche narcisistiche che mirano a fare del corpo qualcosa di bello al di là delle funzioni che il corpo stesso ha. Trovo ridicoli, ad esempio, coloro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3605" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/07/elio.jpg" alt="" width="600" height="300" />Ho sempre trovato ridicole tutte quelle persone di sesso maschile che passano il tempo ad imbellettarsi. Non parlo di cura o di igiene personale, ma di quel complesso di pratiche narcisistiche che mirano a fare del corpo qualcosa di bello al di là delle funzioni che il corpo stesso ha. Trovo ridicoli, ad esempio, coloro che vanno in palestra per essere belli, e non per praticare dell&#8217;attività fisica; come pure chi spende tempo e quattrini in trattamenti estetici, manicure, creme e quant&#8217;altro.<br />
Una settimana fa sono stato ad una presentazione presso la sede degli industriali di Treviso. Ero circondato da imprenditori di età tra i 35 ed i 50 anni, la <em>crème</em> (<em>brûlée</em>, per non dire bollita) economica della provincia. Sono rimasto colpito dalla quantità di uomini &#8211; le donne ahimè erano poche, come spesso capita nel nostro Paese in settori nevralgici del mondo produttivo &#8211; con le ciglia perfettamente modellate e senza alcun punto nero sul naso, segni evidenti di svariati passaggi e sedute dall&#8217;estetista.<br />
Al di là della inquietudine di un viso troppo levigato, che manca delle caratterizzazioni di disordine che sono tipiche di ogni essere umano, mi sono stupito di come questi uomini impegnati e ricchi trovassero il tempo di andare dall&#8217;estetista, e, soprattutto, mi sono chiesto delle motivazioni intime di tale necessità. A parte la passione per l&#8217;apparenza ed una forma di classismo inconsapevole, non no trovato risposta. Per fortuna il mio ideale maschile è Hemingway, del rum, e se serve una pistola carica.</p>
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		<title>Invito lento</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 14:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutte le volte che mi arriva una lettera o un invito cartaceo mi viene da pensare inevitabilmente alla lentezza. Forse è un po&#8217; colpa dei servizi postali del nostro paese, considerato che ad esempio un invito per la Biennale spedito da Verona a fine maggio mi è stato consegnato la scorsa settimana (40 giorni per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3620" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/07/Capture2.jpg" alt="" width="400" /></p>
<p>Tutte le volte che mi arriva una lettera o un invito cartaceo mi viene da pensare inevitabilmente alla lentezza. Forse è un po&#8217; colpa dei servizi postali del nostro paese, considerato che ad esempio un invito per la Biennale spedito da Verona a fine maggio mi è stato consegnato la scorsa settimana (40 giorni per fare i 120 km Verona-Conegliano; media 3 km al giorno), come pure quello dell&#8217;inaugurazione dell&#8217;ultima mostra del Mart, per il quale non sono bastate due settimane per essere a casa mia.<br />
Ma forse l&#8217;invito non viene spedito per essere puntuale o per informare (dato che in fondo tutti usano l&#8217;email), quanto piuttosto per dare un segnale concreto di esistenza. Dietro la lentezza c&#8217;è quindi forse la necessità di voler essere, di dimostrare un concreto substrato fisico e reale, che il mezzo elettronico non possiede. E forse in ricevere qualcosa di fisico c&#8217;è il fascino antico della parola scritta che diventa oggetto, epifania. Celebrazione però destinata ad essere uno degli ultimi lembi di Novecento insinuati nel XXI secolo.</p>
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		<title>Pisciate e insulti. Cari Pajetta e Nenni</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 17:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle pagine di cultura di Repubblica del 27 giugno si può leggere qualche estratto del carteggio tra Nenni e Pajetta. I due politici, l&#8217;uno socialista e l&#8217;altro comunista, pur nelle tante ruvidezze del confronto (negli anni Cinquanta e Sessanta lo scontro tra le due anime della sinistra è senza esclusione di colpi), si telegrafano di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3624" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/06/ca9270236c1b70dc_large-450x225.jpg" alt="" width="450" height="225" />Nelle pagine di cultura di <em>Repubblica</em> del 27 giugno si può leggere qualche <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/06/27/pajetta-nenni-una-rude-amicizia.html">estratto del carteggio tra Nenni e Pajetta</a>. I due politici, l&#8217;uno socialista e l&#8217;altro comunista, pur nelle tante ruvidezze del confronto (negli anni Cinquanta e Sessanta lo scontro tra le due anime della sinistra è senza esclusione di colpi), si telegrafano di frequente comunicandosi verità, amarezze, reciproche critiche. E&#8217; l&#8217;Italia forse un po&#8217; bachettona del dopoguerra, in cui i politici erano però scelti tra le migliori teste che il nostro paese potesse offrire, senza se e senza ma. L&#8217;intelligenza, il ricco vocabolario, l&#8217;educazione ed il garbo sono la norma, e si vedono anche negli scambi polemici, nel mezzo della lotta politica.<br />
Incredibilmente è un altro mondo &#8211; ormai dimenticato &#8211; rispetto agli insulti e alle tremende volgarità di pensiero che si sono letti nei mesi scorsi tra i politici intercettati, al mediocre italiano infarcito di <em>testa di cazzo</em> e di <em>stronzo</em>, (<em>figlio di) puttana</em>, <em>coglione</em> e via dicendo. Sembra proprio che non ci siano altre parole da dire, che le persone siano mancanti (cioè deficienti) del lessico necessario per sostenere uno scontro, scuotere o attaccare un avversario.<br />
Viviamo momenti caratterizzati da un&#8217;incredibile apoteosi di stupidità, come testimoniato recentemente anche pisciatiella versata addosso a Sgarbi dalla Ripa di Meana. Alla fine davvero non ci resta che chiudere la tivvù e leggere Calvino.</p>
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		<title>Sgarbiennale Discothèque</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 15:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora mi è chiaro perfettamente. Il Padiglione Italia è una discoteca labirinto. Bianca, senza luci colorate, grande un centinaio di chilometri. E dalla quale non si può uscire. C&#8217;è un signore sulla porta, si chiama Vittorio, e non fa selezione all&#8217;ingresso. Bisogna solo fare la coda e non indossare le scarpe da ginnastica. Se ci [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3632" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/06/disco3-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" />Ora mi è chiaro perfettamente. Il Padiglione Italia è una discoteca labirinto. Bianca, senza luci colorate, grande un centinaio di chilometri. E dalla quale non si può uscire. C&#8217;è un signore sulla porta, si chiama Vittorio, e non fa selezione all&#8217;ingresso. Bisogna solo fare la coda e non indossare le scarpe da ginnastica. Se ci si presenta con tanto di amica erotomane predisposta al meretricio, e magari con ghiandole mammarie elefantiache, si entra anche prima.<br />
Adesso alle persone piace molto questa discoteca, perché c&#8217;è il pieno nelle sale, e Mino Reitano e Peppino Di Capri sono finalmente diventati i <em>maître à penser</em> del gusto contemporaneo e finalmente si può ruttare dopo un bicchiere di havana-cola e un walzer zumpapà. Una volta invece c&#8217;era gente noiosa e spocchiosa che obbligava ad ascoltare i dischi di Paolo Conte o Battiato in sette ottavi, tempi bulgari comunisti che non si possono ballare se non si era ballerini alla Scala e non si votava pici-ì.<br />
E poi, se la gente non ballava e non sudava, si beveva poco e i gestori della discoteca non erano felici, mentre adesso tutti bevono perché c&#8217;è caldo poiché c&#8217;è l&#8217;effetto bue &amp; asinello che piace anche ai preti. Ora la discoteca è di tutti e ha vinto il popolo. W la democrazia, il popolo trionfa sempre!</p>
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		<title>MacroPasticcio</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 22:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evviva. La giunta comunale alemanna è riuscita nell&#8217;intento di far dimettere il direttore del Macro. Chiariamoci, non è certo solo responsabilità del sindaco, ma pure molti dei casini sono da imputarsi alla gentaglia (assessoretti, amichetti di partito, arrivisti della tornata elettorale, ma anche gente come Umberto Broccoli che si sente legibus solutus) dalla quale esso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-3629" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/06/mac.jpg" alt="" width="700" height="350" /><br />
Evviva. La giunta comunale alemanna è riuscita nell&#8217;intento di far dimettere il direttore del Macro. Chiariamoci, non è certo solo responsabilità del sindaco, ma pure molti dei casini sono da imputarsi alla gentaglia (assessoretti, amichetti di partito, arrivisti della tornata elettorale, ma anche gente come Umberto Broccoli che si sente <em>legibus solutus</em>) dalla quale esso stesso si è fatto circondare.<br />
Di certo Roma, dopo tanti anni di chiacchiere, ha goduto di un paio d&#8217;anni di grande fermento, dovuti al vulcanico direttore &#8211; e alle sue truppe &#8211; che non hanno esitato di proporre alla città un modello di museo sempre aperto, con continue inaugurazioni (molte delle quali grazie al contributo delle gallerie) e tanta gente che gira. Un luogo cioè ben lontano da quello che effettivamente è un museo di arte contemporanea nel nostro Paese (con la speranza che il nuovo direttore non rinunci a questo approccio).<br />
Alla fine le dimissioni sono dovute alla mancanza di certezze economiche e modelli di governance per l&#8217;istituzione. Non si può lavorare in questo modo, e non sarebbe serio &#8211; deve aver pensato Barbero, a ragione, dato che maggio ancora non era chiaro il budget che il comune gli riservava. Non ci resta di sperare che qualcosa cambi nella capitale, che arrivi un nuovo direttore pronto ancora a dare la sveglia ai romani, ma anche a tirare per la giacchetta fondazioni, banche &amp; co.</p>
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		<title>Il cielo (e la mostra) sopra Berlino</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 18:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ich bin ein Berliner. Lo posso dire anch&#8217;io finalmente. Si inaugura infatti sta sera la prima mostra che mi capita di curare nella città del muro. Inutile che dica quanto sia entusiasta della cosa. Berlino per me è un simbolo, un&#8217;icona di libertà, di stile alternativo, di città di cultura che ha orecchie e presta attenzione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-3635 alignright" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/05/pugliese-equilibrium-variant-450x225.jpg" alt="" width="450" height="225" />Ich bin ein Berliner. Lo posso dire anch&#8217;io finalmente. Si inaugura infatti sta sera la prima mostra che mi capita di curare nella città del muro. Inutile che dica quanto sia entusiasta della cosa. Berlino per me è un simbolo, un&#8217;icona di libertà, di stile alternativo, di città di cultura che ha orecchie e presta attenzione al contemporaneo.<br />
La personale <em>Unexpected Machines</em> di Roberto Pugliese alla Galleria Mario Mazzoli è davvero una bella mostra. Intensa e tagliente come si dovrebbe, supersperimentale e poetica. Sono felice poi che, per una volta non sono io ad andare ad un vernissage berlinese, ma che sia la montagna ad andare da Maometto.</p>
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		<title>La parolaccia non è più un piacere</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 10:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre avuto un buon rapporto con la parolaccia e l&#8217;uso di un linguaggio non ortodosso, mentre ho molto meno confidenza con l&#8217;insulto, che penso di aver praticato nascostamente solo nei confronti dei troppi insegnanti incapaci ed insensibili che ho avuto nella mia vita di modesto studente. La parolaccia infatti, se detta raramente ed in un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3577 alignright" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/05/cornuto.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre avuto un buon rapporto con la parolaccia e l&#8217;uso di un linguaggio non ortodosso, mentre ho molto meno confidenza con l&#8217;insulto, che penso di aver praticato nascostamente solo nei confronti dei troppi insegnanti incapaci ed insensibili che ho avuto nella mia vita di modesto studente.<br />
La parolaccia infatti, se detta raramente ed in un contesto in cui ci si aspetta un approccio formale o serio, può avere un grande effetto espressivo, talvolta deflagrante, se riesce ad attirare l&#8217;attenzione di chi legge o ascolta (da Dante in avanti). Ugualmente dicasi per la volgarità <em>linguistica</em>, la quale &#8211; per essere efficace &#8211; deve essere invece sostenuta da un pensiero raffinato ed inattaccabile.<br />
La volgarità <em>di pensiero</em> è invece la forma più bassa di comunicazione, come ci insegna lo stile politico del nostro Primo Ministro. E&#8217; davvero la classica merda fuori posto che, benché ci si affanni a nascondere a posteriori sotto il tappeto, continua a puzzare e infastidire il naso. La volgarità di pensiero infatti sfocia quasi istantaneamente nell&#8217;insulto (&#8220;quelli che votano sinistra sono coglioni&#8221; oppure &#8220;i magistrati sono un cancro&#8221;), che è tra i più bassi atti comunicativi. Cosa diversa è invece l&#8217;insulto scherzoso, che, soprattutto tra amici, può essere invece una delizia tra raffinati linguisti.<br />
Mi dispiace così che l&#8217;uso stupido ed inaccorto di volgarità linguistiche sia stato sdoganato per diventare l&#8217;abitudine comunicativa di una classe politica e dei mediocri personaggi della televisione, i quali ahimè hanno abusato di tale strumento espressivo per sostenere il loro vuoto di idee, la loro inaudita volgarità intellettuale. Tra i molti piaceri, Berlusconi ed i suoi sodali, mi hanno tolto anche quello della parolaccia. Cazzo.</p>
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		<title>Ho fatto ridere Gilbert and George</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 15:08:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo confesso, come buffone me la cavo bene, anche nelle situazioni più formali ed inaspettate. Ma deve essere evidentemente la mia natura di guitto parlatore &#8211; per altro continuamente allenata &#8211; che ho ereditato per via famigliare dalle mie amate nonne. Qualche settimana fa mi è capitato di essere a Berlino, presso la Galleria Arndt, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-large wp-image-3487" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/05/gilbert-george-600x358.jpg" alt="" width="600" height="358" /><br />
Lo confesso, come buffone me la cavo bene, anche nelle situazioni più formali ed inaspettate. Ma deve essere evidentemente la mia natura di guitto parlatore &#8211; per altro continuamente allenata &#8211; che ho ereditato per via famigliare dalle mie amate nonne.<br />
Qualche settimana fa mi è capitato di essere a Berlino, presso la Galleria Arndt, in occasione della vernice di <em>The Urethra Postcad Art</em>, mostra che raccoglie tutta le serie di cartoline postali del duo britannico. La situazione era un po&#8217; formale, con un pubblico non proprio da <em>squatter</em>, come spesso capita di vedere nella capitale tedesca. In occasione dell&#8217;antologica è stato pubblicato un catalogo corposo (a dire il vero un tomo noiosissimo che consiglio solo a chi voglia sfoggiarne il dorso sullo scaffale della libreria) e i due artisti si sono prestati al rito del book signing, mentre i camerieri distribuivano sandwich con cetriolo e salsine british.<br />
Ho approfittato per fare delle foto e poi ho stretto loro le mani. In realtà non si aspettavano di essere toccati e ho avuto la sensazione che la cosa li mettesse un po&#8217; in imbarazzo. Ma oltre alle frasi di rito non sono riuscito a trattenere la battuta. &#8220;You were the first <em>singing sculpture</em> years ago, now you&#8217;re the first <em>signing</em> sculpture!&#8221;.<br />
Non so se sono stato il centesimo stupido a fare la battuta (probabile) oppure il primo che si è permesso. Fatto sta che hanno riso di gusto. Che faccia curriculum?</p>
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		<title>Biennale. Artisti, rifiutate il nulla&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 18:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuo a ricevere richieste di consigli da parte di amici artisti incerti e disperati che sono stati invitati alla Biennale di Venezia all’ultimo minuto. Padiglioni regionali, Arsenale, Padiglioni delle Accademie, le opzioni sono diverse e non sempre chiare. Anzi, c’è chi è stato invitato da parte di regioni in cui non lavora né abita. Altri [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3476" href="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/2011/05/06/biennale-artisti-rifiutate-il-nulla-che-avanza/100601204304-177/"><img class="size-medium wp-image-3476 alignright" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/05/100601204304-177-450x337.jpg" alt="" width="300" /></a>Continuo a ricevere richieste di consigli da parte di amici artisti incerti e disperati che sono stati invitati alla Biennale di Venezia all’ultimo minuto. Padiglioni regionali, Arsenale, Padiglioni delle Accademie, le opzioni sono diverse e non sempre chiare. Anzi, c’è chi è stato invitato da parte di regioni in cui non lavora né abita. Altri che, pur avendo declinato, si sono trovati nelle pue provvisorie liste presentate alla stampa.<br />
La situazione è decisamente un ginepraio, un moloch incredibile in cui nemmeno gli organizzatori capiscono più qualcosa. Così al telefono capita che abbiano perfino chiesto all’artista con quale regione preferisse partecipare. Va bene pure la Kamchatka.<br />
Grazie Sgarbi, grazie Bondi. Questa è la merda che noi italiani ci meritiamo.</p>
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		<title>San-to-su-bi-to!</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 23:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era già scritto sui manuali di storia che Karol Wojtyla &#8211; il papa che aveva stretto la mano a Pinochet e si era opposto alla teologia della liberazione, che beatificava gentaglia come il fondatore dell&#8217;Opus Dei, che ha continuato a vedere le donne nel solo ruolo mariano &#8211; diventasse santo. D&#8217;altronde la furbizia dei cardinali [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-3451 aligncenter" style="margin: 0px;" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/05/cattelan-nona-ora.jpg" alt="" width="580" height="272" /></p>
<p style="text-align: justify;">Era già scritto sui manuali di storia che Karol Wojtyla &#8211; il papa che aveva stretto la mano a Pinochet e si era opposto alla <em>teologia della liberazione</em>, che beatificava gentaglia come il fondatore dell&#8217;Opus Dei, che ha continuato a vedere le donne nel solo ruolo mariano &#8211; diventasse santo. D&#8217;altronde la furbizia dei cardinali è proverbiale: guai a farsi sfuggire di bocca il prezioso boccone mediatico di uno degli uomini più visibili del XX secolo. La gente lo acclamava &#8220;santo subito&#8221;? Allora accontentiamoli, si sono evidentemente detti i cardinali (che i miracoli li sanno fare più di ogni esperto di comunicazione).<br />
E così vai a servizi zum-pa-pà <em>mamma mia quanto era bravo</em> sulle televisioni di tutto il mondo, sui quotidiani, gallerie fotografiche sui rotocalchi, su internet e tutto il resto fino al merchandising papalino che ha inondato Roma. Con noi italiani, come era fuori discussione, in prima fila con il <em>panem et circenses</em>.<br />
Ho i brividi e sono emozionato. Non so se mi reggono le coronarie tra matrimonio reale e beatificazione. Le bestemmie, per grazia mia, sono invece ben allenate.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>God Fuck the Queen</title>
		<link>http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/2011/04/29/3437/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 12:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre trovato irritante i matrimoni pomposi di amici e conoscenti. Intendo quelli che non sono una festa, ma un rito che vuol dimostrare qualcosa al mondo (come l&#8217;ammore eterno, la ricchezza, l&#8217;esistenza delle favole). La mia è una concezione forse più intima della cosa, e penso che nella parte pubblica il matrimonio sia un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-3447" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/04/principe-azzurro-450x279.jpg" alt="" width="300" />Ho sempre trovato irritante i matrimoni pomposi di amici e conoscenti.  Intendo quelli che non sono una festa, ma un rito che vuol dimostrare  qualcosa al mondo (come l&#8217;ammore eterno, la ricchezza, l&#8217;esistenza delle  favole). La mia è una concezione forse più intima della cosa, e penso  che nella parte pubblica il matrimonio sia un contratto &#8211; anche da  festeggiare &#8211; mentre un sacco di persone ne hanno un&#8217;idea sacrale, che  rispolvera mitologie e costruzioni antropologiche che fa a pugni ormai  con i nostri tempi. Ma ben venga l&#8217;aspetto anacronistico, se solo le  persone ne fossero consce&#8230;<br />
Oggi mi ha fatto incazzare che lo sposalizio di miei due coetanei  inglesi possa occupare la prima pagina dei giornali di tutto il mondo.  Per farci vedere cosa? La forza della monarchia? Che i sogni, re e  regine esistono? Che il Regno Unito è uno stato unito che si rappresenta  nella monarchia? Ma andiamo, è una cagata pazzesca. E sono stronzate  gli speciali giornalistici dedicati all&#8217;evento e tutto il resto. La  gente poi che se ne sta per le strade a salutare i due piccioncini che  passano: mi farebbero ridere, se non mi venissero i conati di vomito.<br />
Si tratta di evasione da quattro soldi, per poveracci come noi che la  merda la mangiano tutti i giorni. Beati coloro che si accontentano  sognando principi e principesse.</p>
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		<title>Gli ennesimi Sgarbi</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 12:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come sempre a fare una figura di culo noi italiani ci mettiamo tutto il nostro impegno, tanto più nelle situazioni importanti. E così la soap Sgarbi &#38; il Padiglione Italia ha ormai non solo abbondantemente sorpassato il numero di puntate delle telenovelas sudamericane, ma soprattutto ha frantumato gli zebedei di qualsiasi persona di buon senso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3429" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/04/vittorio_sgarbi_ico-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Come sempre a fare una figura di culo noi italiani ci mettiamo tutto il nostro impegno, tanto più nelle situazioni importanti. E così la soap <em>Sgarbi &amp; il Padiglione Italia</em> ha ormai non solo abbondantemente sorpassato il numero di puntate delle telenovelas sudamericane, ma soprattutto ha frantumato gli zebedei di qualsiasi persona di buon senso che lavori nel sistema dell&#8217;arte o nel settore della cultura.<br />
Il ricatto dello storico ferrarese verso il Ministro della Cultura attuale &#8211; che pare al momento meno servizievole dello <em>slave</em> Sandro Bondi &#8211; ma sopratutto verso tutti noi, &#8220;o mi fate diventare soprintendente o mi dimetto da responsabile del Padiglione Italia&#8221; è intollerabile in un paese civile, in cui le regole valgono per tutti, anche i prepotenti e gli sbruffoni. Evidentemente però il nostro paese civile non è. E d&#8217;altronde in quale altra nazione avrebbe potuto essere credibile come curatore di arte contemporanea un narciso incazzoso che fa i giochini di potere e ricatta i politici?<br />
Allo stato attuale pare di capire che le dimissioni siano state solo minacciate &#8211; pratica frequentissima da noi, solo per fare un polverone e guadagnare visibilità &#8211; per poi non essere formalizzate nelle sedi competenti. Di certo, qualunque sia l&#8217;esito, Sgarbi può solo vergognarsi per la figura che ha fatto. E, mentre il mondo si prepara al meglio per la mostra con più visibilità al mondo, si vergognino anche coloro che sono ancora disposti a sostenerlo, nonostante tutto.<br />
Poveri noi.</p>
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		<title>Casino Biennale</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 16:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Casino. Approssimazione. Ma anche disorganizzazione. Non ci sono altri modi per raccontare la situazione per le sezioni del Padiglione Italia che avranno base regionale. Sono stato contattato ormai da una decina di artisti veneti che non sanno cosa fare e nemmeno cosa faranno, poiché ad un mese e mezzo dalla mostra &#8211; ricordiamolo: è pur [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-large wp-image-3399 alignleft" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/04/contarini-600x330.jpg" alt="" width="600" /><br />
Casino. Approssimazione. Ma anche disorganizzazione. Non ci sono altri modi per raccontare la situazione per le sezioni del Padiglione Italia che avranno base regionale. Sono stato contattato ormai da una decina di artisti veneti che non sanno cosa fare e nemmeno cosa faranno, poiché ad un mese e mezzo dalla mostra &#8211; ricordiamolo: è pur sempre la Biennale di Venezia e non la Sagra del Gnocco &#8211; non hanno alcuna informazione in merito.<br />
Che opere devo portare? quanto spazio ho? Che catalogo ci sarà? Chi seguirà la mostra e gli allestimenti? Zero, niente informazioni. L&#8217;unica sicurezza è l&#8217;ambientazione a Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, mentre pare che il catalogo sarà diviso in tre tomi (nord, centro e sud Italia).<br />
Penso che in questa bolgia pensata da Sgarbi convenga disertare, non tanto come gesto politico, ma perché l&#8217;arte è un lavoro serio, non un mestiere da cazzari. E poi, a cosa serve avere una riga in più per la Biennale più incasinata del mondo dove non si capisce nemmeno quale sia il progetto? In confronto &#8211; per il momento dal punto di vista organizzativo, poi per la qualità si vedrà &#8211; quella di Beatrice&amp;Buscaroli era da oscar.</p>
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		<title>Rilasciate Ai Weiwei</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 10:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di sicuro ci sono artisti, intellettuali o attivisti politici meno famosi e quindi più sfortunati da difendere, in Cina come in qualsiasi altro paese. Però risulta ugualmente raccapricciante che la potenza asiatica abbia di fatto arrestato Ai Weiwei, che il grande pubblico ha conosciuto per la grande installazione alla Tate realizzata con milioni di semi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-3281" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/04/ai-weiwei-disappeared-450x252.jpg" alt="" width="600" /> Di sicuro ci sono artisti, intellettuali o attivisti politici meno famosi e quindi più sfortunati da difendere, in Cina come in qualsiasi altro paese. Però risulta ugualmente raccapricciante che la potenza asiatica abbia di fatto arrestato <strong>Ai Weiwei</strong>, che il grande pubblico ha conosciuto per la grande installazione alla Tate realizzata con milioni di semi di ceramica dipinta, ma soprattutto artista attivissimo anche politicamente. Non vi è sua notizia da quando la polizia lo ha arrestato lo scorso 3 aprile all&#8217;imbarco dell&#8217;aeroporto di Pechino. Nei giorni successivi sono scomparsi anche alcuni degli assistenti del suo studio.<br />
Il Guggenheim ha lanciato un pubblico appello alle autorità cinesi per il rilascio dell&#8217;artista che si può sottoscrivere (<a href="http://www.change.org/petitions/call-for-the-release-of-ai-weiwei#?opt_new=f&amp;opt_fb=t" target="_blank">lo trovate qui</a>). Firmiamo, la nostra voce può essere d&#8217;aiuto a lui e agli altri attivisti. Non facciamo come L&#8217;UE o i governi dei singoli stati &#8211; compreso il nostro &#8211; che stanno a guardare per non disturbare il governo cinese.</p>
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		<title>MiArt depressione</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 16:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poca gente. Troppo poca per essere per essere una fiera. Sabato e domenica al MiArt (quanto alla consorella cenerentola Aam) si poteva girare coi pattini. Contrariamente a quanto detto in giro dagli organizzatori, il panorama era desolante. Perché è evidente che le fiere &#8211; al di la dei progetti curatoriali o di quello che scrivono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3259" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/04/miart2009x1-300x213.png" alt="" width="300" height="213" />Poca gente. Troppo poca per essere per essere una fiera. Sabato e domenica al MiArt (quanto alla consorella cenerentola Aam) si poteva girare coi pattini. Contrariamente a quanto detto in giro dagli organizzatori, il panorama era desolante. Perché è evidente che le fiere &#8211; al di la dei progetti curatoriali o di quello che scrivono i giornali &#8211; funzionano se c&#8217;è tanta gente, collezionisti, addetti ai lavori.<br />
Il numero delle persone da in qualche maniera il polso della situazione. Più gente c&#8217;è più c&#8217;è interesse, aspettative. Il collezionista è un animale che va stanato. E la situazione, a Milano, è desolante. A poco servono i proclami di Dipietrantonio, i progetti curatoriali e tutto il resto. Alla fiera in questa città non crede più nessuno, forse neanche le <em>coolissime </em>gallerie che il diretùr della Gamec ha precettato.</p>
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		<title>Prima mostra a Venezia</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 14:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra qualche ora si inaugura la mia prima mostra a Venezia (la personale di Michal Martychowiec alla Galleria Upp). Non ne sono il curatore, ho scritto semplicemente il testo, ma la sento comunque in qualche modo mia. E questo benché non abbia seguito in tutte le fasi lo sviluppo del progetto, la scelta delle opere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-large wp-image-3252" title="Michal-Martychowiec-Heavenly-Coppice-lightbox-cm-45x65" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/04/Michal-Martychowiec-Heavenly-Coppice-lightbox-cm-45x651-600x399.jpg" alt="" width="600" height="399" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tra qualche ora si inaugura la mia prima mostra a Venezia (la personale di Michal Martychowiec alla Galleria Upp). Non ne sono il curatore, ho scritto semplicemente il testo, ma la sento comunque in qualche modo mia. E questo benché non abbia seguito in tutte le fasi lo sviluppo del progetto, la scelta delle opere e l&#8217;allestimento.<br />
Ho sempre pensato che la città lagunare fosse in qualche modo un tappa ineludibile del <em>cursus honorum</em> del curatore, per tutto quello che rappresenta, per il suo sistema culturale, per essere semplicemente icona ed <em>unicum</em>.<br />
Questa sera mi addormenterò un po&#8217; più felice.</p>
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		<title>Bastiancontrario volta pagina</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 02:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici, cari lettori, coerentemente con la mia scelta abbracciare il nuovo progetto Artribune, dopo oltre sei anni di lavoro per Exibart in cui ho ricevuto e dato molto, da oggi il mio blog cesserà di essere aggiornato su quel sito ed è trasferito su queste pagine. Vi segnalo che potete seguirmi tramite feed cliccando [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a title="Artribune" href="http://www.artribune.com/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3039 alignleft" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/03/3946.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Cari amici, cari lettori,<br />
coerentemente con la mia scelta abbracciare il nuovo progetto  <a title="Artribune" href="http://www.artribune.com/" target="_blank">Artribune</a>, dopo oltre sei anni di lavoro per Exibart in cui ho ricevuto e  dato molto, da oggi il mio blog cesserà di essere aggiornato su quel sito ed è  trasferito su queste pagine.<br />
Vi segnalo che potete seguirmi tramite feed <a href="../?feed=rss2" target="_blank">cliccando qui</a> o direttamente dalle pagine del sito, ma anche via mail. Sono sempre operativi invece i miei account <a href="http://www.facebook.com/capradaniele" target="_blank">Facebook</a> e <a href="http://twitter.com/danielecapra/" target="_blank">Twitter</a> nonché <a title="Linkedin" href="http://it.linkedin.com/in/danielecapra/en" target="_blank">Linkedin</a>. Cosa ne pensate? Battagliamo ancora assieme?</p>
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		<title>Partecipare alla Biennale? Sì, ma&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 22:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni sono stato contattato da ben quattro amici che sono stati invitati a partecipare alla mostra della Biennale di Venezia. Tutti e quattro gli artisti hanno ricevuto da parte di Arthemisia (la società incaricata da Vittorio Sgarbi di organizzare il padiglione italiano) una lettera che non conteneva grandi spiegazioni. Non una riga di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Negli<img class="alignright size-medium wp-image-2590" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/1970/01/biennale-venezia-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" /> ultimi giorni sono stato contattato da ben quattro amici che sono  stati invitati a partecipare alla mostra della Biennale di Venezia.  Tutti e quattro gli artisti hanno ricevuto da parte di Arthemisia (la  società incaricata da Vittorio Sgarbi di organizzare il padiglione  italiano) una  lettera che non conteneva grandi spiegazioni. Non una riga di <em>concept</em> o delle linee guida del progetto. La domanda invece è chiara: caro artista, ti va di partecipare? A cosa,  a quale mostra, non si capisce, ma evidentemente l&#8217;idea degli  organizzatori è quella di fare una ricognizione, più che una mostra con  un criterio curatoriale.<br />
Qualcuno di loro &#8211; incerto se aderire, sia per motivi  artistici che &#8220;politici&#8221; &#8211; mi ha chiesto un consiglio. Io ho suggerito  di fare quello che si sentivano, ma anche di ragionare con dei criteri di  corretta visibilità e di allestimento del proprio lavoro: vale accettare se,  sorpassato un eventuale rifiuto per motivi ideologici, le opere che si  presentano possono stare sufficientemente bene in un contesto  sconosciuto. Se possono adattarsi cioè a situazioni differenti, rispetto a  quella ipoteticamente migliore, senza perdere la loro funzione  o il loro senso (ad esempio una fotografia di medie dimensioni può  tendenzialmente avere meno problemi di un&#8217;installazione ambientale).<br />
Detto questo, partecipare ad una mostra così pare proprio una lotteria.  Non ci resta che sperare con un ricco montepremi, anche se la sensazione  che ho è che al massimo sarà un Gratta e Vinci da pochi euro.</div>
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		<title>La Biscotti e il pasticcio Biennale</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 09:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rossella Biscotti, una degli artisti italiani trentenni più engagé, ha raccontato sul proprio profilo Facebook di aver declinato l&#8217;invito a partecipare ad una delle mostre (all&#8217;estero) che compongono il progetto della prossima Biennale di Venezia poiché &#8220;è un&#8217;operazione realizzata per rappresentare il governo di Berlusconi&#8221;. Si evince infatti che la Biscotti non voglia in alcun modo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<p><img class="size-full wp-image-2593 alignright" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/03/biscotti-teste.jpg" alt="" width="600" height="370" /></p>
<div style="text-align: justify;">Rossella Biscotti, una degli artisti italiani trentenni più engagé, ha raccontato sul proprio profilo Facebook di aver <a href="http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=10150144952083134&amp;id=668723133" target="_blank">declinato l&#8217;invito a partecipare</a> ad una delle mostre (all&#8217;estero) che compongono il progetto della  prossima Biennale di Venezia poiché &#8220;è un&#8217;operazione realizzata per  rappresentare il governo di Berlusconi&#8221;. Si evince infatti che la  Biscotti non voglia in alcun modo prendere parte ad un&#8217;iniziativa  sostenuta dal governo italiano, dato che &#8211; come il sottoscritto e tanti  altri milioni di cittadini &#8211; non si sente rappresentata dalle persone  che sono a capo del nostro paese.</div>
<div style="text-align: justify;">A prescindere dal fatto che ciascun artista debba prendere in piena  autonomia la decisione di partecipare o meno ad una mostra (in base alla  sua sensibilità, ai suoi interessi o anche all&#8217;opportunità), spero invece che  l&#8217;artista abbia rifiutato per altre ragioni; mentre trovo le motivazioni  politiche addotte dalla Biscotti  ideologiche, o forse,  meglio, pretestuose. Nessun artista rappresenta il governo di un paese in una mostra (né è  invitato a farlo) ma piuttosto rappresenta, oltre che sé stesso, il  proprio paese; e, evidentemente, le scelte culturali di quel paese. Se  Berlusconi avesse perso le elezioni due anni fa allora il nostro paese meriterebbe  di essere rappresentato o il paese stesso sarebbe all&#8217;improvviso  migliore e più avanzato?<br />
Non capisco proprio perché rifiutare, tanto più nel momento in  cui si ha la possibilità di criticare le scelte di quel governo, magari  con un&#8217;opera realizzata appositamente o con una performance in una  situazione ufficiale. Perché ricorrere allora all&#8217;antagonismo a tutti i  costi, da sfoggiare nel curriculum da  alternativo, nel pedigree da rifondino comunista?<br />
Penso che molti intellettuali ed artisti la debbano smettere di fare la sinistra massimalista che sputa sentenze ma crolla di  fronte alla realtà. Sporchiamoci le mani con il mondo e combattiamo  questo abominevole governo fascista sul campo, opponendogli fatti e non  chiacchiere, opere e non silenzi compiaciuti. Altrimenti dove sta  l&#8217;impegno politico e la volontà di voltare pagina? Nelle dichiarazioni d&#8217;intenti e nelle compiaciute riflessioni salottiere da gauche caviar?</div>
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		<title>Artisti, evitate i curatori sputtanati</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho ricevuto varie osservazioni (e numerose proposte di coinvolgimento) dopo il post di settimana scorsa in cui mi interrogavo sulle ragioni per cui un artista possa rifiutare una mostra personale interamente prodotta da una galleria, tanto più in una città che è una vetrina del contemporaneo come Berlino. Qualche amico artista mi ha spiegato come, [...]]]></description>
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<div style="text-align: justify;">Ho ricevuto varie osservazioni (e numerose  proposte di coinvolgimento) dopo il post di settimana scorsa in cui mi interrogavo sulle  ragioni per cui un artista possa rifiutare una mostra personale interamente  prodotta da una galleria, tanto più in una città che è una vetrina del  contemporaneo come Berlino. Qualche amico artista mi ha spiegato come, a suo  avviso, ci si metta pochissimo a fare brutta figura dopo aver partecipato a  mostre in gallerie sconosciute o con curatori non di primo livello. Se accetti  di lavorare con certa gente devi anche abituarti al pubblico che si porta  dietro, non basta che il progetto sia interessante: questo in sintesi il  ragionamento. Quindi molta attenzione alle compagnie.<br />
Un&#8217;amica in chat mi ha  raccontato di aver rifiutato una mostra in uno spazio pubblico del nord Italia  perché invece il curatore &#8211; ormai navigato &#8211; era parecchio sputtanato e troppo  politico. &#8220;Che ci faccio con gente che  ha leccato il didietro a Bondi e ha trasformato in commercio tutto quello che ha  toccato?&#8221;. Meglio dire no, come hanno fatto lei e molti artisti della scena  torinese.<br />
Forse insomma è meglio semplicemente non far comparire il proprio  accanto a quello di persone che non si stimano. Ma alla fine non rischia di fare  come l&#8217;incauto marito che si evira per dispiacere alla moglie?</div>
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		<title>Rifiutare una mostra</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 08:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle scorse settimane mi hanno proposto di curare una mostra a Berlino di uno dei giovani artisti italiani internazionalmente più promettenti. Praticamente una mostra personale in uno spazio appena aperto, interamente prodotta dalla galleria. Il luogo è in una posizione centrale della capitale tedesca, ma ovviamente &#8211; avendo solo qualche mese alle spalle &#8211; non [...]]]></description>
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<div style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2596" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/1970/01/3899.gif" alt="" width="600" /></div>
<div style="text-align: justify;">Nelle scorse settimane mi hanno proposto di  curare una mostra a Berlino di uno dei giovani artisti italiani  internazionalmente più promettenti. Praticamente una mostra personale in uno  spazio appena aperto, interamente prodotta dalla galleria. Il luogo è in una  posizione centrale della capitale tedesca, ma ovviamente &#8211; avendo solo qualche  mese alle spalle &#8211; non poteva garantire un&#8217;ottima visibilità, sebbene l&#8217;impegno  di tutti i soggetti coinvolti sarebbe stato massimo.<br />
Trovavo il progetto  eccitante perché avrebbe permesso una grande libertà d&#8217;azione sia all&#8217;artista  che a me, benché non sarebbero mancate delle zone di rischio, sopratutto sulla  sua visibilità. Ma l&#8217;ebrezza della libertà di ricerca talvolta è la moneta più  appagante, e poi penso che giocandosela bene ogni proposta possa diventare  un&#8217;opportunità.<br />
Alla fine l&#8217;artista ha rifiutato, forse appunto perché lo  spazio è troppo giovane e troppo sconosciuto, o il mio nome non è una garanzia  di risultato. E&#8217; una scelta che posso capire, dato che una carriera è una lunga  corsa a tappe in cui bisogna saper non sbagliare, né affaticarsi o affidarsi a  persone sbagliate. E poi è necessario pedalare per chilometri senza perdere di  lucidità.<br />
Mi dispiace però che un trentenne non abbia voluto buttarsi come  un leone. Molto più spesso che non si dica l&#8217;entusiasmo e l&#8217;energia, anche in  questo mondo complesso e un po&#8217; stronzetto come l&#8217;arte contemporanea,  pagano.</div>
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		<title>Sanremo, fecaloma nazionalpop</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 06:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sono aprioristicamente contro gli eventi nazionalpopolari, benché talvolta la voglia di autoescludersi dal vulgus profanus sia irresistibile, anche agli uomini di buona volontà. Anzi, direi che di cose realmente popolari e di qualità ce n&#8217;è realmente bisogno, tanto più perché nel nostro paese &#8220;popolare&#8221; è diventato sinonimo solo di scarsa qualità, soprattutto in ambito [...]]]></description>
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<div style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2598" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/1970/01/saremo.gif" alt="" width="600" height="0" /></div>
<div style="text-align: justify;">Non sono aprioristicamente contro gli eventi  nazionalpopolari, benché talvolta la voglia di autoescludersi dal vulgus profanus sia irresistibile, anche agli  uomini di buona volontà. Anzi, direi che di cose realmente popolari e di qualità  ce n&#8217;è realmente bisogno, tanto più perché nel nostro paese &#8220;popolare&#8221; è  diventato sinonimo solo di scarsa qualità, soprattutto in ambito  televisivo.<br />
Sanremo però continua a farmi venire il vomito. Sanremo è un &#8211;  prendo la parola medica in prestito da <a href="http://www.dellagherardesca.com/" target="_blank">Costantino Della  Gherardesca</a>, uno dei guru del pop intelligente &#8211; fecaloma che intasa il  palinsesto della fecciosissima televione pubblica. E&#8217; un agglomerato  escrementizio inestricabile che spero almeno renda economicamente ben più di  quanto costi.<br />
Non ho capito infatti perché un tale ca(ro)zzone sempre uguale  a sé stesso, sempre fatto di cliché da pensionati infartuati e ragazzini  lobotomizzati, occupi elefantiacamente le pagine di cultura&amp;spettacolo dei  giornali, della tivvù e delle radio. Sanremo è un accozzaglia di stereotipi da  brivido, di sterco venduta come cioccolato, solo perché ha lo stesso colore. Non  abbiamo bisogno di altro? Ormai i nani e le ballerine, i mille profumi per  coprire le puzze ci hanno nauseato.</div>
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		<title>A San Valentino pomiciamo al Mart</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 09:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dammi migliaia di baci, poi cento, poi ancora mille e ancora cento&#8221;. Scriveva questo Catullo, duemila anni fa, in una delle poesie dedicata alla sua amata, che rimane tra le più sensuali di tutta l&#8217;antichità. Un invito a scambiarsi effusioni, fino a perderne il conto. Un po&#8217; quello che ha invitato a fare il Mart [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2226 alignright" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/02/francesco-hayez-il-bacio-33297.jpg" alt="" width="300" />&#8220;Dammi migliaia di baci, poi cento, poi ancora mille e ancora cento&#8221;.  Scriveva questo Catullo, duemila anni fa, in una delle poesie dedicata  alla sua amata, che rimane tra le più sensuali di tutta l&#8217;antichità. Un  invito a scambiarsi effusioni, fino a perderne il conto. Un po&#8217; quello  che ha invitato a fare il Mart oggi (giornata di San Valentino che  festeggia gli innamorati) consigliando ai colpiti da Cupido di fare un  salto al museo.<br />
Il Mart, proprio per l&#8217;occasione, è eccezionalmente aperto (il lunedì  solitamente è giorno di chiusura) con un biglietto a basso prezzo  pensato apposta per le coppie, regolari o irregolari non importa, mentre  per i ménage à trois non viene  specificato niente. Ma la cosa carina &#8211; anche ruffiana nel suo essere  pomiciona se volete, ma pur sempre carina &#8211; è l&#8217;invito a fotografarsi  mentre ci si bacia sotto la cupola di Mario Botta e successivamente  inviare la foto al Mart. Le foto più belle (sarebbe curioso capire se in  basi ai dettagli tecnici del bacio o all&#8217;aspetto estetico della foto,  alla bellezza dei partner, ecc.) saranno pubblicate sul sito del museo e  la miglior coppia riceverà in omaggio il catalogo della mostra di  Modigliani.<br />
Mi è sembrato un modo carino, ed esibizionista quanto è giusto al tempo  dei social network, per entrare al museo. Anzi, quasi quasi vale la  pena di suggerire al Mart di aprire un Flickr con le foto dei visitatori  che si baciano davanti alle opere del museo (infischaindosene di  diritti e tutto il resto). A divertirsi non ci sarebbero solo le  scolaresche.</div>
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		<title>La cultura ed uno sfogo leghista</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 16:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sono mai stato della Lega e mi sono sempre tenuto lontano da ogni ismo che il movimento del Senatùr &#38; Co. hanno sostenuto in tanti anni di celodurismo, bandiere italiane &#8220;da appendere al cesso&#8221; e tutti i discorsi da circo che sono stati fatti. Ma pure qualche problema intelligente questa forza politica l&#8217;ha posto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2602 alignright" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/02/radio.gif" alt="" width="417" height="281" />Non sono mai stato della Lega e mi sono sempre tenuto lontano da ogni <em>ismo</em> che il  movimento del Senatùr &amp; Co. hanno sostenuto in tanti anni di  celodurismo, bandiere italiane &#8220;da appendere al cesso&#8221; e tutti i  discorsi da circo che sono stati fatti. Ma pure qualche problema  intelligente questa forza politica l&#8217;ha posto (spesso dandovi risposte  sbagliate o non all&#8217;altezza). E uno di questi è quanto conti realmente  il Nord sul piano nazionale, dato che &#8211; per le inefficienze del sistema  politico, informativo e culturale &#8211; per troppo tempo è rimasto ai  margini dell&#8217;attenzione nazionale.<br />
Pensavo questo mentre stavo ascoltando <em>Ventotto minuti</em> su Radio 2, l&#8217;insopportabile trasmissione di Barbara Palombelli, esempio della borghesia liberal  all&#8217;acqua di rose (&#8220;de sinistra&#8221;), che invitava gli ascoltatori ad  andare ad una presentazione di un libro presso l&#8217;ennesimo palazzo romano  del centro. Ho avuto un attacco di vomito e ho mandato sinceramente a  fare in culo lei e chi fa il palinsesto radiofonico.<br />
Non si riesce infatti ancora a rompere questa logica incredibile per cui  ciò che capita a Roma o a Milano capita all&#8217;Italia intera, anche  culturalmente. Nessuno si è accorto che ad esempio il Nordest ha smesso  di essere periferia attivando dei processi culturali avanzati (con case  editrici, festival, design, gallerie, ecc.) nonostante l&#8217;epopea dei  mille cornuti &#8211; celtici &#8211; della Lega, nonostante il sindaco Sceriffo che suggerisce di sparare agli immigrati travestendoli da leprotti, nonostante la simpatia di Brunetta o le puttane di  Arcore?</div>
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		<title>Se si spegne un Neon luminosissimo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 22:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Capra</dc:creator>
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		<category><![CDATA[difetto come indizio del desiderio]]></category>
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		<description><![CDATA[Il week end di Artefiera sono stato alla vernice dell&#8217;ultima mostra alla Neon. La galleria non ha bisogno di presentazioni, essendo stata per trent&#8217;anni uno dei posti più in vista e più di ricerca del nord Italia. Impossibile riportare tutti gli artisti, i curatori e gli intellettuali che sono passati nelle mostre e negli incontri [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Il week end di Artefiera sono stato alla vernice dell&#8217;ultima mostra alla   Neon. La galleria non ha bisogno di presentazioni, essendo stata per  trent&#8217;anni uno dei posti più in vista e più di ricerca del nord Italia.  Impossibile riportare tutti gli artisti, i curatori e gli intellettuali  che sono passati nelle mostre e negli incontri dello spazio non-profit  bolognese, ma lo spazio è da  sempre stato considerato uno dei più liberi dagli schemi (benché più di  qualcuno lo abbia invece paragonato ad una Asl per giovani artisti).  Negli ultimi anni forse &#8211;  va detto &#8211; la programmazione ha forse risentito di una certa  prevedibilità, una certa stanchezza, ma è normale che ciò capiti.<br />
Ho avvertito così una certa malinconia quel sabato, all&#8217;affollata apertura del<img class="size-large wp-image-2604 alignright" src="http://www.danielecapra.com/bastiancontrario/wp-content/uploads/2011/02/IMG_9972-1024x768.jpg" alt="" width="300" />la collettiva Difetto come indizio del desiderio,  curata da Andrea Bruciati, cui hanno partecipato alcuni dei più  interessanti artisti che usano la pittura attivi nel nostro Paese. Non  so cosa fosse, ma la mostra, molto azzeccata per l&#8217;allestimento delle  opere a quadreria sulla parete di fondo (alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Paolo_Pannini" target="_blank">Pannini</a>), mi è sembrata davvero il canto del cigno. Un po&#8217; perché di pittura alla Neon se n&#8217;è vista poca e quindi rappresenta un unicum, un po&#8217; perché la consapevolezza della fine toglie l&#8217;orgasmo della festa.<br />
Non rimane che sperare che qualcuno ne raccolga l&#8217;eredità e che quel neon luminoso venga presto riacceso.</div>
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