Ivan Grubanov
I Hate You

Salon, Museo della Città, Belgrado (SRB)
febbraio — marzo 2024

Discutere il nazionalismo
Daniele Capra




La personale di Ivan Grubanov I Hate You è costituita da una trentina di nuove opere di natura pittorica processuale. La mostra propone una selezione dell’ultima ricerca dell’artista attraverso cinque serie di lavori – che spaziano dai dipinti ricamati con i motti delle nazioni ad articolati polittici intitolati Idols, da lavori tridimensionali come i Seraphs alle bandiere manipolate e intrise di colore di Unnation, fino al video Monster – accomunati dall’uso simbolico e concettuale della bandiera.

La pratica di Grubanov nasce da una riflessione critica sui processi di creazione dell’identità collettiva e sul nazionalismo portati avanti dalla politica attraverso l’orientamento dei processi culturali e l’incessante narrazione manipolatoria degli eventi. In particolare Grubanov problematizza l’idea stessa che sta alla base del nazionalismo – che prevede una acritica sovrapposizione tra aspetti etnici, spirituali, culturali e politici in forma autoprotettiva ed escludente – attraverso l’impiego della bandiera, simbolo che in apparenza unisce e accomuna sotto una medesima visione del mondo.

Nelle sue opere l’artista infatti impiega la bandiera doppiamente, sia come supporto fisico della materia pittorica (come classicamente avviene con la tela) che come strumento per distribuire i colori a olio (come se il drappo fosse un atipico pennello). La bandiera inzuppata di colore perde visivamente e concettualmente la sua identità cromatica, cioè il contenuto semantico che la rende univocamente riconoscibile. Smette in questo modo di rappresentare un’identità in forma intellegibile ed evidente per diventare letteralmente altro, per mescolarsi nel colore. Il drappo perde così in questo processo la prospettica unica che spesso la sottende per diventare il veicolo di identità ibride, plurime e sfumate.

In molte delle sue opere a olio Grubanov impiega le bandiere dell’Ex Repubblica di Jugoslavia, a testimoniare il trauma della dissoluzione del proprio stato – vissuta in prima persona, come testimonia in forma lirica il video Monster – e della guerra, alimentata dal fuoco del nazionalismo e dal culto esasperato dell’identità. E similmente utilizza i motti nazionali degli stati, che vengono ricamati e dipinti, e perdono il loro senso civile che tiene insieme i cittadini, per diventare proclami violenti, dichiarazioni di appartenenza estreme ed etniche. Le bandiere e i motti finiscono così per non essere più elementi che uniscono le comunità sotto una visione comune, ma strumenti di conflitto e inaspettate dichiarazioni di guerra verso coloro che sono percepiti come diversi da sé.

Nella sua pratica artistica Grubanov mette in relazione la memoria, la storia e i loro vessilli con la condizione problematica della nostra contemporaneità. La sua ricerca esplora il senso dell’eredità culturale del passato e, in senso più ampio, le modalità attraverso cui i valori politici e sociali possono sopravvivere nella nostra società globalizzata. Le sue opere, di natura processuale, sono rivolte ad analizzare le relazioni problematiche che intercorrono tra memoria e le questioni aperte della contemporaneità. Attraverso opere su tela e grandi installazioni realizzate assemblando elementi di differente natura, Grubanov analizza le circostanze geopolitiche ed economiche del presente, svelando l’incompletezza e l’inautenticità delle grandi narrazioni odierne.