Linea di principio
Nemanja Cvijanović, Giovanni Morbin

Fondazione Berengo, Palazzo Cavalli Franchetti, Venezia
dicembre 2018 ― febbraio 2019

Linea di principio
Daniele Capra




Linea di principio indaga l’importanza del concetto di linea nella pratica di due artisti come Cvijanović e Morbin la cui ricerca è caratterizzata dall’analisi formale e politica e dalle modalità in cui i due campi di indagine reciprocamente si condizionano. Le opere presentate sono inedite e sono state realizzate dagli artisti specificatamente per lo spazio veneziano.
La mostra mette a confronto due autori sulla linea come elemento generativo politico, fisico, concettuale e spaziale. La linea è metafora dell’inizio di un processo, della semplicità e dell’intelligibilità, ma anche della consapevolezza e del prendere posizione rispetto agli eventi cui assistiamo. La linea è infatti sia l’elemento primario che dà inizio ad un disegno (sia esso fisico che mentale) che un dispositivo che agisce simbolicamente per definire una scelta, uno stato, un confine, un’appartenenza. O un limite che si vuole o si deve superare.


In particolare per Nemanja Cvijanović la linea è invece una posizione di principio, la direzione che segna un universo di riferimento o il limite, troppo frequentemente valicato, tra le scelte del nostro presente e la nefasta ideologia di predominio del nostro sistema economico. Una delle sue nuove opere nasce proprio a partire dall’osservazione casuale di una scritta malamente cancellata sul muro esterno della chiesa di Santo Stefano, che sta sull’omonimo campo su cui è affacciato Palazzo Cavalli-Franchetti. Quelle parole, di difficile decifrazione, hanno spinto l’artista ad immaginarne una proiezione ortogonale che sorpassa le distanze e valica sorprendentemente i muri del palazzo, ed è in grado di ridare forza e vitalità ad un pensiero il cui contenuto, anche nella nostra testa, non si può cancellare.


Per Giovanni Morbin la linea è elemento corporeo che si manifesta nella postura, nel comportamento, nell’agire e muoversi consapevolmente in una determinata direzione: è traccia corporea, proiezione, ingombro, spazio di attraversamento. Poeticamente fedele alla linea della body art che fa del corpo l’elemento generativo dell’opera, Morbin ha realizzato un’installazione site specific nello spazio centrale della Fondazione impiegando una parte di sé come materiale. In questo modo l’artista varca la linea di confine che definisce la propria fisicità, espandendone un intimo contenuto all’esterno. Si compie così una forma singolare, sconcertante, di traslazione/proiezione spaziale dei propri tessuti (e del proprio volume corporeo) negli spazi del palazzo.