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Point of Interrupted Departures
Marijana Pende

Venezia (I), Arsenale, Tese 100
May ― November 2019
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Dialogo

Daniele Capra




La pratica artistica di Marijana Pende nasce da una spinta ad indagare le potenzialità percettive ed emotive della scultura, nonché le implicazioni sociali ed economiche dei materiali impiegati. La sua ricerca si sviluppa infatti in maniera volutamente strabica tra un approccio di natura estetica, orientato a sviluppare una relazione diretta e sensoriale con lo spettatore, ed una modalità più impegnata, che si è sviluppata invece da un interesse verso le forme con cui i sistemi di produzione condizionano il presente, le vite delle persone e l’ambiente. I lavori della serie Looking forward to seeing you, realizzati appositamente per la mostra a Venezia, nascono dalla combinazione di parti di plexiglas, colorate e razionali, con altri elementi più materici e seducenti, che sono invece il frutto di un’intensa sperimentazione condotta da qualche anno presso la TUP, un’azienda di Dubrovnik che realizza componenti in carbonio-grafite per le industrie meccaniche, elettriche e dei trasporti.


L’artista ha infatti cominciato ad impiegare il carbonio e la polvere di grafite successivamente ad una ricerca sugli operai e sulle condizioni di lavoro della TUP, una vecchia industria nata nella Yugoslavia degli anni Cinquanta, situata nei pressi del centro di Dubrovnik. Durante un colloquio viene a conoscere che, nelle fasi di lavorazione dei componenti, la fabbrica produce una grande quantità di scarti. L’artista chiede istintivamente di poterli prendere per sé, anche se a prima vista non ha alcuna idea di un loro possibile uso: è attratta però dalla lucentezza metallica, dai neri profondi del carbonio e dalla polvere scura della grafite.
Nei mesi seguenti comincia ad impiegare nelle proprie opere quegli scarti – integrandoli con altri elementi visivi – con il desiderio di ribaltare il loro status di scarto/residuo, cercando cioè loro una nuova dignità, un nuovo senso. Quello portato avanti da Marijana Pende diventa così un tentativo poetico di ricondurre al centro dell’attenzione degli elementi abbandonati e negletti, alla viva realtà che sta di fronte ai nostri occhi. Successivamente tale ricerca porta l’artista ad impiegare i residui per creare un vero e proprio nuovo materiale originale: ricorda in molti aspetti il lattice, morbido ed avvolgente, con una colorazione neutra, e con una trama esteriore ed una possibilità di modellazione tipiche dei tessuti.


Le opere della serie Looking forward to seeing you mettono in dialogo due universi percettivamente e concettualmente distanti, che portano lo spettare a stimoli di natura sensoriale differente: la vista (che indaga colore, volume e spazialità) ed il tatto (che è invece interesse verso le caratteristiche epidermiche e sensuali della superficie).
Le strutture in plexiglas colorate, tagliate in lastre perfettamente rettangolari, sono infatti un richiamo generale al mondo del visibile e alla modularità degli elementi primari tipici dell’architettura modernista, in particolare riguardo all’impiego di superfici semplificate e alla costruzione del volume per accostamento di piani (come ad esempio è ricorrente nell’opera Theo van Doesburg). La trasparenza e l’estrema levigatezza del materiale, che è in parte anche specchiante, suggeriscono inoltre allo spettatore una sostanziale continuità tra opera ed il contesto in cui essa è collocata, ma anche tra l’esterno ed interno della scultura, i cui limiti, anche grazie alla luce che non viene mai ostruita, tendono a confondersi.


Di natura radicalmente diversa, invece, le parti di scultura realizzate direttamente dall’artista dopo un lungo lavoro di sperimentazione, caratterizzate da una sensuale consistenza simile a quella di un tessuto opalescente che evoca il lattice e la morbidezza della pelle umana. Sono superfici cromaticamente neutre, che stimolano lo spettatore ad avere un’esperienza tattile, a leggere e conoscere i dettagli servendosi dei polpastrelli (benché non sia ovviamente consentito), come sono soliti fare i non-vedenti. Se da un lato questo pare una sfida alla convenzione della scultura come impianto volumetrico ed installativo che occupa e condiziona lo spazio, dall’altro Pende – consapevole del fatto che le regole standard di interazione nello spazio espositivo tra spettatore ed opera siano generalmente basate esclusivamente sull’uso vista – spinge l’osservatore ad immaginare quello che le dita non potranno mai provare. O che, probabilmente, solo i bambini faranno, non curandosi delle convenzioni.


Le sculture sono così caratterizzate concettualmente da due cuori che battono distintamente, animati dal conflitto tra i sensi chiamati a confrontarsi (vista/tatto), ma anche dall’opposizione che i materiali hanno nell’essere percettivamente freddi/caldi o di origine inorganica/organica. In Looking forward to seeing you Pende mette così in scena una relazione possibile, un dialogo sorprendente tra controparti che spetta all’osservatore ascoltare con attenzione, parola dopo parola. E poi tentare di ricomporre.


Dialogue

Daniele Capra




The artistic practice of Marijana Pende stems from the drive to explore the perceptive and emotional potentials of sculpture, as well as the social and economic implications of the materials used. Her research, in fact, develops in a deliberately distorted manner, between the approach of aesthetic nature focused on the development of a direct and sensory relationship with the spectator, and a more engaged manner which, instead, developed from an interest in forms whose systems of creation are conditional upon the present, people’s lives and their surroundings. Works from the series Looking forward to seeing you, created specifically for the exhibition in Venice, emerge from the combination of coloured and functional acrylic with other more material and seductive elements which are actually the result of intense experimentation carried out throughout several years in TUP, a factory in Dubrovnik which produces carbon-graphite components for the mechanic, electric and transport industries.


The artist has, in fact, started using carbon and graphite powder following a research on workers and working conditions in the TUP factory, an old industrial plant established in Yugoslavia in the 1950s, situated near the centre of Dubrovnik. During an interview, she found out that the factory produced a large amount of waste in the stages of components’ production. The artist instinctively asked if she could take them for herself, although, at first, she had no idea what she could possible do with them: she was attracted by the metallic lustre, the deep black colour of carbon and the dark graphite powder. Over the next months, she began using the scraps in her own works – by fitting them in with other visual elements – with the aim to reverse their scraps/residue status, and find a new dignity for them, a new sense of purpose. That which Marijana Pende put into perspective became then a poetic attempt of bringing the abandoned and neglected elements to the centre of attention, to the living reality that lies before our eyes. This research later impelled the artist to use the scraps in order to create a real and new original material: in many aspects it reminds of a soft and captivating latex, neutral in colour and with an external texture, and with a possibility of formation, typical of fabrics.


Works from the series Looking forward to seeing you bring into dialogue the two universes which are perceptionally and conceptually far apart, and which lead to different sensory stimuli in the spectator: sight (which explores the colour, volume and spatiality) and touch (the interest of which is focused on the epidermic and sensory features of the surface). Structures made of coloured acrylic, cut into perfect rectangular slabs are, in fact, a general reference to the world of the visible and to the modularity of the primary elements typical of modernist architecture, in particular, with regard to the use of simplified surfaces and the construction of the volume by combining plane surfaces (such as recurring in the works of Theo van Doesburg). The transparency and the extreme smoothness of the material, which is also partly mirrored, suggest to the spectator, inter alia, a substantial continuity between the work and the context in which it is placed, but also between the interior and exterior of the sculpture, the limits of which tend to merge, also owing to the light that is never obstructed.


The parts of sculpture made by the artist herself after a long experimentation work, radically different in nature, are characterized by a sensory consistency similar to that of an opalescent fabric that reminds of latex and the softness of human skin. They are chromatically neutral surfaces, which stimulate the spectator to have a tactile experience, to read and get to know the details using fingertips (although it is obviously not allowed), as the blind usually do. While, on the one hand, this seems like a challenge to the conventional notion of sculpture as a volumetric and installation system that occupies and conditions space, on the other hand, Pende – aware of the fact that the standard rules of interaction in the exhibition space between the spectator and the work are generally based exclusively on the use of sight – prompts the spectator to imagine what the fingers will never be able to feel. Or, what probably only children will dare to do, disregarding the conventions.


The sculptures are conceptually characterized by two distinctly beating hearts, animated by the conflict between the senses invited to confront each other (sight/touch), but also by the immanent opposition of the materials themselves which are perceptually cold/warm or of organic/inorganic origin. In Looking forward to seeing you, Pende thus puts on a possible relationship, a surprising dialogue between counterparts, and it is up to the spectator to listen to it carefully, word after word. And then, to try to reassemble it.