Condensation

Trivignano Udinese (I), Rave Residency
September-October 2011

Il vapore del nostro respiro

Daniele Capra




È problematico – e sostanzialmente quasi impossibile dal punto di vista metodologico – raccogliere in forma organica gli esiti di un’operazione complessa, seppur di breve durata, com’è stato il workshop che Adrian Paci ha tenuto durante la sua residenza a Trivignano Udinese per Rave Residency. Se da un lato, infatti, in qualche modo è naturale che gli artisti che hanno partecipato abbiano raccolto e fatto propri alcuni degli stimoli che sono derivati dal contesto ambientale del cascinale e dal confronto sul tema della naturalezza (che è stato al centro del confronto avuto con Paci), dall’altro non è facile misurare gli esiti di tutto questo in una mostra che mette insieme il lavoro di artisti molto eterogenei che già conducono una ricerca personale. Proprio per questo motivo risulta impossibile individuare l’effetto del workshop, durato pochi giorni, su artisti che già hanno sviluppato una poetica individuale caratterizzata, mentre risulta più di interesse ragionare su come le riflessioni sulla naturalezza abbiano in qualche stimolato un approccio o ad una visione omogenei.

Ma che cos’è la naturalezza? Istintivamente viene da pensare alla spontaneità, a processi che si sviluppano senza un apparente controllo come avviene in natura, senza che vi sia cioè una guida evidente: naturalezza fa cioè rima con semplicità, quanto meno nel linguaggio comune. Paci, a partire dalle riflessioni di Pier Paolo Pasolini (secondo il quale la natura non è mai naturale, ma, al contrario, meravigliosa e straordinaria, nel senso etimologico di “extra-ordinario”, che va cioè oltre quello che è “ordinario”), ha invitato a ribaltare l’idea che tutto quello che avviene naturalmente sia necessariamente naturale, spontaneo e buono. La natura sa essere terribile, cattiva, egoista, animale: può essere crudele ed attraente assieme, al contrario di quelle doti di kalokagathia che troppo semplicisticamente il pensiero comune le attribuisce.

Le polarità contrastanti di naturale ed artefatto sono così gli estremi dentro cui si muove, in forma fluida, il lavoro dell’artista; sono cioè gli elementi che rendono possibile la magia dell’opera d’arte, capace di nutrirsi di pensiero ma anche di forza animale. Eppure, proprio in questa articolazione che comprende approcci e stati emotivi contrapposti (come generosità/crudeltà, forza/leggerezza, ecc.), la natura può essere per gli artisti magistra vitae, l’instancabile modello cui ispirarsi, non tanto come modello da copiare (la mimesys che è stata per secoli il pane quotidiano degli artisti) bensì come principio ispiratore nel sviluppare il proprio lavoro.

Infatti la riflessione svolta nel cascinale di Rave Residency è stata in realtà un’attenta disanima di cosa voglia dire fare arte, di quali siano le dinamiche che la sottendono. Nei giorni del workshop passati a confrontarsi con gli altri artisti, parlando di naturalezza, Paci ha in realtà parlato del mestiere di artista, di quei princìpi dentro cui si sviluppa quotidianamente il lavoro. Sono cioè i macro-vettori che declinano giorno per giorno nelle ricerca individuale, nella fatica fatta per realizzare quei dispositivi di senso – estetico, politico, percettivo, concettuale – che sono le opere. Essere artista significa, in ultima istanza, non privarsi di alcuna delle libertà che sono concesse, di cercare la poesia nei numeri o nei congegni meccanici, come pure scoprire la meccanica ed il labor limae nascosti nei processi emotivi: stimoli molto eterogenei, reali, pratici o immateriali, che naturalmente, come il vapore acqueo del respiro, d’inverno si depositano sui vetri della finestra di casa.

Enrico Bernardis

Le essenze che costituiscono i profumi con i quali cambiamo il nostro odore personale sono per lo più estratte da piante coltivate, benché non siano estranee alla profumeria alcune essenze di origine animale. Indossare un profumo serve frequentemente per essere più gradevoli o più seducenti, per nascondere cioè il proprio odore ed assumere un’altra identità olfattiva. Enrico Bernardis propone invece con la sua istallazione di capovolgere l’idea non solo di ciò che è naturale ma anche di quello che è desiderabile, proponendo un’eau de toilette in cui la fragranza è realizzata semplicemente dall’azione di un pesce infinitamente piccolo [1] e di un’alga in acqua che vivono nella bottiglia. Chi userà quel profumo avrà così la forza, l’energia ma – paradossalmente – anche l’odore animale e vegetale dei due ignari ospiti.

Rok Bogataj

Natura ed artificio sono gli elementi ideali che compongono la scultura di Rok Bogataj, caratterizzata da piccole parti di gesso blu dalle fattezze di una gomma americana masticata, simile a quelle che troviamo gettate sui marciapiedi, assemblate in forma geometrica in un parallelepipedo a base quadrata. L’opera è una sorta di scultura sociale in cui due parti del tutto eterogenee (gli elementi costituenti dalla sembianza informe e l’esterno dalla fattura regolare) dimostrano la loro necessaria complementarietà, poiché l’una non potrebbe sussistere se non vi fosse l’altra. Effigie così spiazza l’osservatore, che non sa decidere se riconoscere nell’opera una forma compiuta e plastica oppure un groviglio inestricabile dalla superficie rugosa, incerto se limitarsi a guardare o toccare con un dito per capire quello che gli occhi non vedono.

Rita Correddu

La voce di una donna che legge, la foto di una ragazza proiettata sulla tenda di una finestra, che si gonfia di tanto in tanto, mossa da un alito di vento (in realtà vi è una ventola ben nascoste). Sono gli elementi di Tema, un’installazione per la quale Rita Correddu ha coinvolto la propria madre, chiedendole di leggere una delle composizioni che l’artista stessa ha scritto da bambina. L’opera mette insieme elementi biografici ed una spiccata capacità narrativa, in cui la suggestione è creata da una forte tendenza alla sinestesia e da un crescendo emotivo la cui tensione viene sciolta solo al compimento della lettura. Il lavoro della Correddu porta inoltre l’attenzione su un elemento simbolico come l’albero – sotto il quale la stessa artista si ritrae – che rimanda alla forza e alla protezione dalle insidie e dalle intemperie del mondo.

Nicola Genovese

Il recinto è un dispositivo, generalmente piuttosto elementare, che viene impiegato per delimitare degli spazi di pertinenza o definire aree di proprietà. Viene impiegato più in generale a mettere in sicurezza chi ne è escluso, ma frequentemente serve per tutelare coloro che nel recinto sono ospitati. Con The day of domestication Nicola Genovese crea una barriera visibile e valicabile tra due porzioni del piano grazie all’impiego di alcuni paletti su cui colloca un filo elettrico che, quando toccato, emette una piccola scarica a bassissimo voltaggio: il recinto è in questo caso prettamente un elemento scultoreo che traccia una linea spezzata e non chiusa sul pavimento. L’artista fa così riflettere sull’idea di barriera e sulle dinamiche di inclusione/esclusione, sull’ambiguità di qualsiasi sistema creato per dividere, spezzare o mettere in sicurezza.

Ryts Monet

Sono uomini e donne che cercano improbabili e fantasiosi rapporti sessuali con animali a popolare i disegni di Ryts Monet. Relazioni che sembrano all’insegna del gioco e della trasgressione erotica ma che evidenziano l’impossibilità di una relazione normale che vada al di là del piacere della parte dominante. Quella rappresentata è cioè una sessualità a senso unico, prevaricante, senza alcuna possibilità dell’animale di scegliere o di rifiutare. L’amore degli uomini diventa così un gesto soffocante di potere, di pornografia degli affetti, in cui il piacere è la rappresentazione della mancanza di comunicazione, finendo ad essere un gesto violento, unidirezionale e che non porta all’instaurarsi di alcuna comunicazione.

Laura Pozzar

L’opera nasce da un fatto di cronaca avvenuto nelle vicinanze dell’abitazione dell’artista, ma anche in numerose parti del mondo: il ritrovamento di stormi di uccelli morti caduti a terra, avvenuto qualche mese prima. L’evento, sulla cui interpretazione la comunità scientifica ha avuto pareri discordi, viene rievocato collocando sul pavimento degli uccelli realizzati sciogliendo della cera votiva di color bianco. Quelle piccole sculture di uccelli morti – sui quali si vedono numerosi particolari, dalle zampe alle pieghe delle piume – ci fanno immaginare catastrofi che sfuggono al controllo umano, ma anche all’ambiente in cui viviamo, costantemente violato. La sofferenza di quei volatili strappati al cielo ci mette così in imbarazzo, richiama in noi il nostro senso di pietas, invitandoci ad una riflessione sulla labilità della nostra vita.

Massimo Premuda

Dolci, colorate, simpatiche e festose, le anatre di Massimo Premuda ci fanno vedere un universo animale che ricorda il piccolo mondo delle fiabe e dell’infanzia, dove gli animali non solo hanno pensiero e parola, ma hanno anche una vita e delle avventure che ricordano in toto quelle che capitano agli uomini. Il ritmo delle immagini, il contesto reale in cui i volatili vivono, raccontano così qualcosa di nostro e che ci appartiene: non sono semplici cose animate, ma creature complesse in cui è possibile rispecchiare le proprie emozioni, le proprie paure, i propri desideri. Il video di Premuda ricorda così, in ultima istanza, le storie inventate da Fedro duemila anni fa. Quei simpatici volatili con i piedi a papera, anche se non lo diremmo mai, parlano di noi.

Nada Prlja

L’opera di Nada Prlja nasce da un riflessione sui brevetti e sull’industria applicata all’allevamento. L’artista, nelle proprie ricerche, ha infatti trovato i brevetti depositati per il trattamento seriale degli animali come avviene nelle aziende che macellano i volatili, in cui la serialità e la scientificità del trattamento – che serve innanzitutto ad economizzare il tempo e massimizzare il profitto – è irrispettosa nei confronti degli stessi animali. Non vi è nessuna cura per limitare la sofferenza: ogni azione è parte di un infernale disastro in cui le macchine spezzano le ali, tolgono il becco e fanno ogni genere di vessazione al volatile. È una vera catena di montaggio della sofferenza e della morte, in cui ogni azione è regolata da machine brevettate di cui nessuno presuppone l’esistenza, quando trova la carne depositata nelle vaschette di un supermercato. I disegni e il video della Prlja sono così un avvertimento, un monito ad assumere scelte più responsabili e morali.

Marc Schmitz

È un nonsense la scritta su muro di Marc Schmitz, che mette insieme due concetti in opposizione: il verbo potere («tu puoi») e la negazione («non»), vengono fatti deflagrare in un’affermazione che è appena abbozzata ed è sostanzialmente oscura. Lo stile è quello delle frasi lapidarie degli oracoli, il cui grado di verità sfugge allo spettatore e l’interpretazione è sempre lasciata ai fatti. In questo modo Schmitz toglie valore alle parole: chi guarda non sa se quella frase sia il tentativo incompiuto di dire qualcosa o un deflagrante monito al valore delle parole.

Lara Trevisan

Si confonde tra le rocce ed il fusto dell’albero l’uomo che Lara Trevisan ritrae, nascosto tra le radici della quercia. Una presenza misteriosa, a tratti inquietante, che spinge lo spettatore ad immaginare le segrete motivazioni di quell’azione mimetica. È un modo per estraniarsi dal mondo, per mostrarsi – pur nascondendo il volto – in un momento di solitudine esistenziale. Quell’uomo si sta cosi proteggendo dall’invadenza dei nostri occhi; o forse invita noi a guardare altrove, a non ricercare connotati, dettagli, ma a prestare attenzione a quello che non vediamo, ad immaginare e a proiettare sulla sua figura identità fantastiche, mondi e sentimenti immaginari.

Leonardo Ulian

L’installazione di Leonardo Ulian combina in maniera molto delicata ed accorta elementi artificiali e semplice naturalezza. L’artista ha infatti assemblato delle ventole da computer, grazie alle quali fa muovere degli origami di uccelli da egli stesso realizzati. In questo modo la natura è ricostruita grazie all’uso di manufatti e materiali tecnologici: l’opera è così un invito a riflettere sulle convenzioni e sul valore filosofico del concetto di naturalezza, che appare un contenitore di riflessioni, uno spazio in cui possono coesistere elementi molto differenti, distanti. L’idea di naturalezza è cioè una convenzione, un ambito in cui è possibile che le cose più semplici coesistano con quelle più complesse meravigliandoci che questo accada. Lo spettatore che osserva gli uccelli danzare, senza saperlo, sta giocando con la filosofia.

Filip Van Dingenen

Lady Chatterly, l’asina che vive nel cascinale (salvata da Tiziana Pers, cofondatrice di Rave Residency), è di provenienza macedone. È in qualche modo un animale “migrato” dai Balcani al Friuli Venezia Giulia. Filip Van Dingenen ha realizzato un’opera facendo fare un tragitto opposto ad uno degli elementi della friulanità, noto in tutto il mondo, come la grappa Nonino. L’artista belga ha infatti realizzato una speciale confezione di grappa da lui serigrafate, che è stata consegnata al console macedone il giorno dell’inaugurazione, affinché fosse donata allo stato in cui l’animale è nato. In questo modo Van Dingenen si fa motore di un processo di indennizzo e di ringraziamento nei confronti di quella terra lontana e mostra come, una bevanda che scalda il cuore, possa fungere da collante transfrontaliero.

Aleksander Velišček

La pornografia rappresenta frequentemente rapporti sessuali in cui il potere ha l’aspetto predominante rispetto al gesto erotico. Questo vogliono i consumatori che scelgono di eccitarsi con immagini a buon mercato scaricate da internet. Ma se ogni azione umana implica una gestione di potere, Velišček sceglie di rappresentare – con una pittura forte e violenta anche nelle pennellate – attori vestiti da nazisti che con un frustino agiscono in forma sadica nei confronti di una donna inerme, che giace su un divano con le cosce divaricate. Sia la donna che i maschi travestiti da nazisti sono simboli, nemmeno ormai tanto scandalosi, di una degradazione in cui le immagini che ci circondano non hanno più senso se non per la loro funzione erotica e ricattatoria. Il potere invece sta nella mano dello spettatore, del tutto ignaro della cosa, che può anche girare la testa dall’altre parte.


[1] Tiziana Pers, una dei fondatori di Rave Residency – struttura che ha promosso il workshop e la mostra Condensation – ha aspramente criticato la presenza del pesce vivo in una bottiglia dalle ridotte capacità (circa un litro) e preso le distanze dall’opera. Il curatore della mostra ha ritenuto invece opportuno esporre Channel proprio per la sua capacità di sintetizzare elementi contrastanti.


The Steam Of Our Breath

Daniele Capra




Adrian Paci’s workshop, undertaken during his stay in Trivignano Udinese for Rave Residency, is difficult to describe in all its complexity. Although the experience was brief, to give an all-encompassing account of the outcomes is almost impossible, and not just from a methodological point of view. On the one hand, it is in some way natural for the participating artists to draw inspiration from the farmhouse environment and the discussion of the subject of naturalness, which was the theme proposed by Paci. On the other hand it isn’t easy to assess the results of all this through an exhibition which brings together the work of such a mixed group of artists, each with their own artistic research. For this very reason it’s impossible to assess the effect of this brief workshop on the poetics of artist with their own well-established and characteristic personal research. It could be more interesting to consider how the reflections on naturalness have in some way stimulated a homogeneous vision and approach.

What is naturalness? The first thing that comes to mind is spontaneity, processes that occur with no apparent control, like they do in nature, with no obvious guiding hand. Naturalness rhymes with simplicity, well at least it does in the common perception. Paci started from Pier Paolo Pasolini’s thoughts: according to Pasolini, nature is never natural, quite the opposite, it is marvellous and extraordinary in its etymological meaning of “extra-ordinary”: beyond the “ordinary”. Paci invited the participants to overturn the idea that all which happens naturally is necessarily natural, spontaneous and good. Nature can be terrible, evil or mean, egotistical or animal-like: it can be cruel and attractive at the same time, a far cry from the characteristics of kalokagathia which are commonly, and simplistically, attributed to it.

The artist’s work moves fluidly between the opposing poles of the natural and the man-made. These are the elements that make the magic of the artwork possible, capable of drawing energy from thought as well as from the body. However it is precisely in this articulation of opposing approaches and emotional states (such as kindness/ cruelty or strength/ weakness, etc) that nature can become the magistra vitae for artists, an inexhaustible model from which to draw inspiration, not so much as a model to copy (the mimesys which has been the daily bread for generations of artists), but rather as an inspiring principle in the development of ones own work.

Indeed, the reflections that took place in the farmhouse of the Rave Residency were a careful examination of what making art means and of its underlying dynamics. During the workshop Paci talked with the artists about naturalness, but in actual fact he was talking about the profession of the artist and of the principles surrounding the daily development of the work. These principles are macro-vectors that are employed day after day in personal research, in the hard work undertaken to create those vessels of political, perceptive and conceptual meaning which are artworks. In the end, being an artist means never having to relinquish any of the liberties which are granted, looking for poetry in numbers or mechanical devices, as well as discovering the mechanics and the labour hidden in emotional processes. These are very diverse, real, practical or immaterial stimuli which naturally, like the steam of our breath, settle on the windows of our houses in winter.

Enrico Bernardis

The essential oils that make up the perfumes we use to change our personal scent are mostly extracted from cultivated plants, although some essential oils used in perfumery are also of animal origin.  A perfume is often worn to smell nicer or be more seductive, to hide one’s scent and take on a new olfactory identity.
With his installation Enrico Bernardis seeks to overturn not just the idea of that which is natural, but also of that which is desirable. The installation consists of an eau de toilette whose fragrance comes from the action of a tiny fish [1]  and algae living in the bottle. Anybody using the perfume would take on all the force, the energy, but paradoxically, also the animal and vegetable odour of the two unwitting guests.

Rok Bogataj

Rok Bogataj’s sculpture is formed out of natural and man-made elements. It is made up of small sections of blue plaster that look like chewed bubble gum; such as we might see stuck to the pavement, assembled into a geometrical rectangular block with a square base. The work is a kind of social sculpture where two completely heterogeneous parts (the formless component elements and the regular shaped external form) demonstrate their necessarily complementary nature: that is to say, one cannot exist without the other.
As such Effigie confounds the viewer, who cannot choose between interpreting the work as a complete and plastic form or the inextricable tangle of the rough surface. Unsure, the viewer might reach out a hand to touch and understand that which the eye cannot see.

Rita Correddu

The installation Tema presents us with the voice of a woman reading, and the photograph of a girl projected on the curtain at the window, billowing gently in the breeze (in actual fact there is a well hidden fan). Rita Correddu involved her mother in making this installation, asking her to read out loud something the artist had written at school as a child. This work brings together biographical elements and an incisive narrative ability. The evocative nature of this work comes from the strong element of synaesthesia and the emotional crescendo whose tension is only released at the end of the reading.
Correddu’s work also draws attention to the tree under which she portrays herself sitting, a symbolic element referring to strength and the protection from harm and fromthe elements/ dangers of the world.

Nicola Genovese

A fence is a rather elementary device used to mark out ownership or rights over an area. It is more commonly used to protect those outside it, but often also those who are inside it. In The day of domestication Nicola Genovese creates a visual barrier between two areas which can be crossed. This is made with some short poles and an electrical wire running on top of them which will give a very low voltage electric shock if touched. In this case the fence is primarily a sculptural element drawing a polygonal chain on the floor.
The artist wants to draw attention to the idea of barriers and the dynamics of inclusion/exclusion, to the ambiguity of any system created to divide, break up or safeguard.

Ryts Monet

The subjects of Ryts Monet’s drawings are men and women seeking unlikely and imaginative sexual encounters with animals. Playfulness and transgressive erotica seem to be the themes in these relationships, but in fact the drawings point to the impossibility of a normal relationship beyond the seeking of pleasure by the dominant part. What is being portrayed here is a one way, abusive sexual relationship, in which the animal has no possibility to choose or refuse.
The humans’ love becomes a smothering act of power, a pornography of affection, in which pleasure is the representation of the lack of communication, it becomes a one way act of violence, establishing no communication.

Laura Pozzar

The work arises from an event that happened near the artist’s house a few months before, but the same phenomenon also occurred in different parts of the world: the finding of entire flocks of birds dead on the ground. The scientific community is divided over the causes of the event; here it is commemorated by displaying birds made out of white wax from votive candles on the floor. These small but detailed sculptures of dead birds, the legs and plumage clearly visible, invite us to think about disasters beyond human control and also the constant abuse of the environment we live in.
The suffering of those birds snatched from the sky embarrasses us, calls for our compassion, and asks us to consider the fleeting nature of our lives.

Massimo Premuda

Cute, colourful, nice and merry, Massimo Premuda’s ducks belong to a world of animals which brings us back to fairy tales and our childhood, where animals not only can speak and think, but also have a life and adventures much like those of men. The rhythm of the images and the actual environment in which the animals live, tell us something about ourselves: they aren’t mere animated objects, but complex creatures mirroring our emotions, fears and desires. Premuda’s video ultimately recalls the fables by the Roman writer Phaedrus from two thousand years ago. Although we wouldn’t like to admit it, these cute, webbed-footed creatures talk about us.

Nada Prlja

Nada Prlja’s work arises from industrial patents used in animal farming. During her research the artist found the patents for the industrial handling of farm animals in a production line, such as poultry for human consumption. However the rigorous and scientific approach, primarily intended to reduce times and increase profit, has no respect for the animals. No care is taken to reduce animal suffering: each action is part of an infernal ordeal in which machines rip wings and beaks off, and inflict all sort of cruelty on the animal. These are genuine assembly lines of death and suffering, where everything is regulated by patented machines, devices that people know nothing about when they purchase their meat in neat supermarket trays. Prlja’s drawings and videos are a caution and a warning to make more responsible and moral choices.

Marc Schmitz

Marc Schmitz’s nonsensical writing on a wall unites two opposing concepts. The verb “potere” (“can”) and the negative ”non” (“not”) are brought together and made to explode in a statement which is both hinted at and obscure. The style is as concise as the responses from an oracle, where a degree of truth eludes the viewer and the interpretation always rests on events. Schmitz takes meaning away from words: the viewer cannot tell if the sentence is an unfinished attempt to say something or a powerful warning about the value of words.

Lara Trevisan

The man that Lara Trevisan portrays blends into the rocks and the trunk of a tree. It is a mysterious, somehow unsettling figure, and makes the viewer wonder what secret reason he has for wanting to camouflage himself. Is it a way to withdraw from the world, to appear – hiding his face – in  a moment of existential solitude.
Is the man protecting himself from the invasiveness of our gaze? Perhaps he is inviting us to look elsewhere, not to look for features or details, but to pay attention to that which we cannot see, to imagine and project onto his image imaginary identities, worlds and feelings.

Leonardo Ulian

Leonardo Ulian’s installation delicately and carefully brings together artificial elements and simple naturalness. The artist created delicate bird shaped origami which is moved by an assembly of computer fans. Nature is thus recreated through the use of technological artefacts and materials. The work invites us to consider the conventional and philosophical value of the concept of naturalness, which belongs to a sphere of thought in which very different and distant element can co-exist. Therefore the idea of naturalness is a convention, a space in which- to our amazement- the simplest things can coexist with the most complex. Observing the birds dance, the viewer is unwittingly playing with philosophy.

Filip Van Dingenen

Lady Chatterley, the female donkey that lives in the farmhouse (rescued by Tiziana Pers, co-founder of Rave Residency) is of Macedonian origin. This animal somehow migrated from the Balkans all the way to Friuli Venezia-Giulia.
Filip Van Dingenen’s work sends one of the world-famous symbols of Friuli, a bottle of Grappa Nonino, on a journey in the opposite direction. The Belgian artist created a specially printed bottle of Grappa that was given to the Macedonian Consul on the inauguration day, as a gift to the county where the animal was born. Van Dingenen becomes the driving force in a process of indemnification and appreciation for that distant country and demonstrates that this heart warming liquor can work to promote cross border relationships.

Aleksander Velišček

Pornography often represents sexual intercourse in which power dominates over erotica. This is what consumers who arouse themselves with cheap internet images are looking for. We might consider that every action implies the manipulation of power, and here Velišček uses a style of painting which is powerful and violent even in the brushstrokes. The painting shows an image of actors in Nazi uniforms sadistically whipping a defenceless woman on a sofa with her thighs spread open. Both the woman and the men in Nazi uniforms are symbols (not even particularly shocking ones nowadays) of a degradation where the images which surround us no longer have any meaning other than being erotic and manipulative. The power lies in the hands of the viewer, who is quite unaware of it, but who could easily look away.


[1] Tiziana Pers, one of the founders of Rave Residency- the organisation behind the workshop and the exhibition Condensation – was extremely critical of the use of a live fish in a relatively small bottle (about one litre) and distanced herself from the work. However the curator of the exhibition felt it was appropriate to include Channel precisely because of its ability to bring together contrasting elements.