Igor Eškinja
The Day After

Milan (I), Federico Luger Gallery
November 2011-January 2012

The Day After

Daniele Capra




The Day After raccoglie le opere realizzate per la Fondazione Pomodoro in occasione della personale mai inaugurata causa la fine dell’attività dell’istituzione. In particolare i lavori di Eškinja, nati a partire da effimere e complesse situazioni site specific sullo spazio della fondazione, raccontano la forza e la vitalità dell’arte che sopravvive al tempo e resiste alla sfuggevole mutevolezza del contesto umano, sociale e politico.

Eškinja ha realizzato dei set fotografici in situ, sovrapponendo alle consuete geometrie del luogo delle vere e proprie finestre, dei ritagli visivi in cui l’occhio della fotocamera fosse ingannato permettendo a chi guarda di vedere gli spazi possibili oltre la siepe. L’artista ha avvertito infatti l’esigenza di costruire dei nuovi contesti per ambientare le proprie rappresentazioni, in maniera tale che l’opera – la fotografia – possa essere il prodotto finale di un’operazione scultorea e tridimensionale: in questo modo realtà e spazio di visione coesistono ambiguamente, l’uno all’altra indissolubilmente legati. Nel lavoro di Eškinja la manipolazione dell’architettura e delle sue geometrie (in forma non invasiva né irreversibile: successivamente alla realizzazione dello scatto, gli ambienti vengono difatti riportati alla situazione iniziale) è l’artificio grazie a cui è retto il suo metateatro; e la finzione artistica diventa rappresentazione del corto circuito tra tutte le possibili prospettive.

Nel condensare un complesso lavoro allestitivo in uno scatto di una frazione di secondo o nell’impiego nella realizzazione del set di materiali di scarto, come la sabbia utilizzata per gli stampi durante la fusione dei metalli (gli spazi della Fondazione Pomodoro erano ricavati in una ex fonderia), le opere dell’artista croato sottolineano così la dimensione transitoria e fragile della costruzione di senso. Ma anche la volontà di uno slancio vigoroso, necessario ad afferrare il tempo che fugge e a trattenerlo con forza fino al giorno dopo.


The Day After

Daniele Capra




The Day After gathers together the works made for the Pomodoro foundation for a solo show that never happened because the institution was forced to interrupt its activity. Above all, the works by Eškinja, which start from ephemeral and complex site-specific situations related to the foundation’s space, speak of the force and vitality of an art that overcomes time and resists the fleeting changes of the social and political human context.

Eškinja has created a series of photographs in situ, superimposing real windows on the place’s usual geometry: visual remnants, as though the camera’s eye were fooled in order to allow the viewer to see possible spaces beyond the hedgerow. In fact the artist has felt the need to construct new contexts in order to adapt his representations in such a way that the work – the photograph – might be the final product of a sculptural and three-dimensional operation: in this way reality and visual space ambiguously coexist, both indissolubly united. In Eškinja’s work the manipulation of the architecture and its geometry (in a non-invasive and non-irreversible form: in fact after the photo has been shot the setting is returned to its initial state) is the artifice underpinning his meta-theatre; and the artistic fiction becomes the representation of a short-circuit between all possible perspectives.

In condensing a complex installation work in a shot lasting a fraction of a second, or in the task of building a set from discarded materials, like the sand used for the moulds when metal is being cast (the spaces of the Pomodoro foundation were once a foundry), Eškinja’s works underline the transitory and fragile aspect of constructing sense – but also his wish for the vigorous impulse necessary for grasping time and forcibly retaining it until the day after.