Mirko Baricchi
Selva

Sarzana (I), Cardelli & Fontana
June ― August 2018

Un ricordo del tutto dimenticato

Daniele Capra




Selva raccoglie un nucleo di una quindicina di opere su tela realizzate da Mirko Baricchi nell’ultimo anno la cui natura fa riferimento all’idea romantica di paesaggio boschivo non tanto nelle implicazioni figurative del soggetto, quanto nelle strutture compositive, nelle ricorrenze cromatiche e nelle dinamiche di topologia dello sguardo dell’osservatore.

Tali opere nascono da una pratica dalle modalità processuali caratterizzata dalla veloce successione di pennellate e di parziale rimozione del colore, prima che esso si fissi sulla superficie. Il quadro diventa infatti una sorta di campo da gioco in cui si manifesta un’ininterrotta contrapposizione tra l’urgenza della permanenza, mirata a fissare la materia pittorica depositata con la pennellata, e quella anarchica della rimozione della stabilità e della struttura, incarnata dal gesto di asportazione del colore. La tela va così progressivamente a saturarsi grazie alla reiterazione di gesti pittorici in cui le azioni conflittuali ma complementari di aggiungere/togliere hanno concettualmente, e in modo in apparenza paradossale, la medesima funzione costruttiva: pars construens e pars destruens sono cioè entrambe capaci di generare porzioni significative di immagine.

In questo continuo alterarsi gestuale-metabolico Baricchi mostra di non avere alcun interesse alla benché minima forma di mimesi: la selva è infatti un riferimento all’universo cromatico del bosco, all’intreccio di elementi vegetali (e di segni), ai profumi, alla memoria visiva di quei luoghi che sono parte di un paesaggio inconscio che sta nella memoria latente dell’artista, ma anche di colui che guarda. Si tratta quindi un paesaggio non rappresentato né simbolico, senza alcun accenno alla sua figurazione, che scompare impalpabile come un sogno notturno dopo il risveglio. È il ricordo quasi del tutto dimenticato delle atmosfere tonali dei paesaggi di Giovanni Bellini, di Cima da Conegliano o del Moretto, in cui sono ambientate scene sacre e immagini di santi, come Girolamo, in meditazione. Nella pratica artistica di Baricchi, evidentemente aniconica e processuale, il patrimonio iconografico della pittura agisce così per latenza, come una madeleine proustiana che accende un ricordo apparentemente sepolto tra la selva di immagini che popolano gli occhi dell’osservatore.


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