Spectator Is A Worker

Prague (CZ), Tina-B Contemporary Art Festival
October-November 2010

Spectator Is A Worker

Daniele Capra




Lo sviluppo dell’arte concettuale presso la giovane generazione di artisti nati a cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta è un fenomeno di natura mondiale. In maniera particolare l’aver frequentato scuole ed ambienti – come gallerie e musei – in cui le avanguardie degli anni Sessanta erano state digerite, metabolizzate e storicizzate, ha costituito un elemento propulsivo formidabile. Tanto più perché, al contrario di quanto avvenisse in precedenza, il concettuale non è più avvertito necessariamente in contrapposizione con altri generi. Se infatti all’origine il concettuale aveva sviluppato procedure basate sulle idee e sulla loro trasposizione in campo delle arti visive [1], ai nostri giorni possiamo dire che esiste un’estetica vera e propria del concettuale che, pur non essendo frutto di una vera e propria scelta, è una condizione di fatto. Uno spettatore attento o che frequenta spesso musei e gallerie è, cioè, in grado di percepire quando l’opera abbia o meno una carica concettuale.

Ciò è reso possibile da una condizione particolare di colui che guarda. Allenato da una condizione – talvolta frustrante – di soggetto passivo, lo spettatore ha maturato, per reazione, delle abilità e delle curiosità prima sepolte e che sono spesso estranee alla pratica della pittura, dove il rapporto con la tradizione è avvertito più in continuità. Lo spettatore infatti è sempre più diventato soggetto in grado di compiere i passi necessari alla comprensione dell’opera, anche se non conosce perfettamente il contesto che l’ha prodotta. Ciò è reso possibile da uno stile che possiamo definire “internazionale”, il che non significa necessariamente globalizzato. È semplicemente capitato quello che è avvenuto con l’inglese che, dopo essere stato la lingua commerciale per oltre un secolo, ha finito per essere un patrimonio ed una convenzione condivisa da molti parlanti nel momento in cui si confrontano con persone di altri paesi.

Molti artisti hanno percepito, talvolta senza rendersene pienamente conto, il ruolo che lo spettatore ha nell’osservare le opere. Non si tratta però della “Dittatura dello Spettatore” cui era titolata la Biennale di Venezia del 2003 [2], che faceva piuttosto riferimento ad una condizione di spettacolo cui si era semplicemente invitati ad assistere, in una sorta di teatro. Ma, al contrario, è una forma particolare in cui anche chi guarda agisce, perché senza il suo ruolo la magia dell’opera non funziona. Si tratta di un fenomeno partecipativo forte, differente dall’interattività (che è al contrario una delle formule innovative e vincenti del web), in cui chi guarda compie dei processi – mentali, cognitivi, fisici – che lo mettano inevitabilmente in una condizione attiva.

Se accettiamo che lo scopo delle opere è quello dell’indagine, della messa in discussione dell’esistente, delle sicurezze che ci aggrappano al mondo, potremmo spingerci a dire che vi sono delle opere che non hanno senso se non c’è un osservatore a guardarle, poiché senza la sua presenza non vi è nemmeno la presa d’atto di ciò che il mondo è. È un approccio molto differente da quello di cui parla Nicolas Bourriaud in merito ad opere che “solo lasciano reagire [chi guarda] all’impulso iniziale fornito dal mittente: partecipare vuol dire così completare lo schema proposto. In altre parole la partecipazione dello spettatore consiste nel dare seguito al contratto estetico che l’artista si è riservato il diritto di firmare”. Se invece chi guarda è messo nella condizione di lavorare, di produrre pensiero, l’opera non rimane più chiusa “nel paradigma ermeneutico in base al quale il ricevente è invitato solo a compilare gli spazi di un modulo, a scegliere tra possibili significati” [3]. In sostanza, lo spettatore è attivo poiché è stimolato a non accontentarsi più di attendere Godot e rivendica a sé una nuova funzione critica.

È, per dire, il caso dell’opera Chronos devouring one of his children di Nemanja Cvijanović (un’installazione sonora che diffonde ad intervalli regolari di due minuti la frase “Questa è proprietà privata!” in ceco, inglese ed italiano), che mette lo spettatore nella condizione di disagio causato dal fatto di essere acusticamente fastidiosa, ma soprattutto perché ricorda uno stato di fatto assolutamente comune ed ovvio su cui è strano soffermarsi a pensare quando si è in uno spazio pubblico come una galleria o un museo: c’è quindi una frizione insanabile tra esperire l’opera e la sua natura concettuale; e chi sente la frase registrata vive in una situazione di intimo conflitto tra i ruoli di persona (che può sapere) e di soggetto che vede arte (che può essere interessato ad altro). Ugualmente Respiro di Jacopo Mazzonelli mette in soqquadro le convenzioni sulla bi- e tridimensionalità facendoci sorridere quando il foglio di carta e la sua proiezione smettono di coincidere: qui chi guarda è inevitabilmente portato ad agire per ricomporre l’ordine delle cose. E anche ad esempio DK di Cristian Chironi (che documenta con un video gli strappi con cui l’artista ha rubato delle pagine di libro in una libreria) spinge chi vede a fare qualcosa, come indignarsi, oppure a rubare a sua volta l’opera esposta, come capitato in occasione di una mostra pubblica organizzata dal MAN di Nuoro [4].

Molte opere così vivono solo se c’è chi le guarda ed è attivo nel suo ruolo di spettatore cosciente. Se ad esempio qualcuno rubasse o occultasse solo per qualche istante Enchanted forest di Pollock, forse nemmeno ce ne accorgeremmo, poiché esistere è una condizione connotata a quella formidabile tela popolata dai segni del pittore americano. Altri lavori invece sono come i bambini piccoli e hanno bisogno di noi per esistere: i nostri pensieri, le nostre sensazioni e le nostre reazioni, li alimentano e li tengono in vita. Forti più che mai, in una condizione di fragilità che è però tutta umana.


[1] “In conceptual art the idea or concept is the most important aspect of the work. When an artist uses a conceptual form of art, it means that all of the planning and decisions are made beforehand and the execution is a perfunctory affair. The idea becomes a machine that makes the art”, Sol LeWitt, Paragraphs on Conceptual Art, Artforum, June 1967.
[2] La Biennale di Venezia era curate da Francesco Bonami.
[3] “It only allows him or her to react to the initial impulse provided by the transmitter: to participate is to complete the proposed schema. In other words ‘the participation of the spectator’ consists of initialing the aesthetic contract which the artist reserves the right to sign. That is why the open work, for Pierre Levy, still remains caught in the hermeneutic paradigm,” since the receiver is only invited to fill in the blanks, to choose between possible meanings”, N. Bourriaud, Posproduction, Lukas & Sternberg, New York, p. 88.
[4] La mostra è Ragionevoli dubbi, ospitata a Gavoi (Nu).


Spectator Is A Worker

Daniele Capra




The development of the conceptual among young artists born between the Seventies and the Eighties is a phenomenon of world-wide nature. They attended schools and spend time in spaces – as galleries and museums – in which the avant-guard of years Sixty had been presented and accepted and entered in history of art. This has been a formidable propulsive element, moreover because, on the contrary than it happened previously, the conceptual art is not perceived necessarily in contrast with other kind of traditional art. At the very beginning the conceptual one had developed procedures based on the ideas and their transposition in field of the visual arts,[I] instead now conceptualism is just an aesthetics choice, a state of mind. So skilled spectator or a person that spend time in museums and galleries is so now in the position to perceiving if the works have or not this kind of allure.

This situation comes from a particular condition detail of viewer. Trained from a condition – sometimes frustrating – of passive subject, the spectator has now reached new capabilities that before were buried, as happens sometimes with traditional painting, which is a discipline in which the relationship with the tradition is more perceived. So the spectator has become a new smart subject, able to do the necessary steps to understand the work, even though he doesn’t know the context has produced that it. In this way we can defi ne an “international” style, that doesn’t mean necessarily globalized or look the same. Simply happened what it happened with the English language that become a convention shared from many people working or living abroad as a standard, after to be the language of the trades for just a couple of centuries.

Even though not completely aware of it, many artists realized the new rules played by spectator in his action of looking the works. It is not the condition of the “Dictatorship of Spectator” (the main theme of 2003 Venice Biennale curated by Francesco Bonami), in which people simply had been invited to see, as in a theatre drama. But, on the contrary, it is a form detail in which also who watches the works acts, because without its role the magic of the work doesn’t work. It’s a phenomenon in which spectator is taking part, diff erent from the interactivity (that it is one of the innovative and winning formulas of the web), by which the viewer completes of the processes – in cognitive or physical way – in an active form.

If we accept that the aim of the works is a sort of survey, questioning about our state and situation that hold the real world, we can argue that there are of the works that don’t have sense if not there is an viewer who watch them, since without its presence there is no evidence of that the world is. That is very different from which Nicolas Bourriaud wrote about spectator who “only reacts to the impulse begin supplied them from the sender: to participate wants to thus say to complete the proposed outline. In other words the participation of the spectator consists in the debit followed to the aesthetic contract that the artist is itself classified the right to sign”. If instead the viewer is in a working condition, and could think, the work doesn’t remain in a stuck state in which “still remains caught in the hermeneutic paradigm, since the receiver is only invited to fi ll in the blanks, to choose between possible meanings”.[II] In short, the spectator is active since is stimulated to do mental action and not to wait for Godot to come: he has a new critical function.

For instance Chronos devouring one of his children by Nemanja Cvijanović is a sound installation with loudspeakers that diff uses at regular time the phrase “This is private property” (in Czech, English and Italian language). The work puts the spectator in a uneasiness condition, due to the fact to be inopportune and also then because remembers a state of absolutely common fact but that it is instead strange when we are in public space like a gallery or a museum: there is therefore a strong contrast between perceiving the work and the conceptual nature of it. The sentence force the spectator in a situation of intimate conflict between being a subject interested in art and an invader of other people property. Breath by Jacopo Mazzonelli change the conventions of two and three dimension, making us laugh when we see the sheet of paper and its projection stopping to coincide: in this way the viewer is expected to put the things in the right order. This is very similar to DK by Cristian Chironi (that is a documental video the shows the action by which the author tears has steal some pages of book in a bookshop), which forces the spectator to do something, like steal again, as happened in occasion of an exhibition hold by MAN Museum near Nuoro.[III]

Many works thus can live only if there is a viewer watching them, and is aware of it role of spectator. If someone stole or hid only for fee seconds Enchanted Forest by Pollock, perhaps we wouldn’t notice it, since to exist is a real condition of the painting of the American artist. Other works instead, are like a baby we need to look after, in order to live. Our thoughts, our feelings and our reactions keep these works alive in a fragile situation that is a humankind nature.


[I] “In conceptual art the idea or concept is the most important aspect of the work. When an artist uses a conceptual form of art, it means that all of the planning and decisions are made beforehand and the execution is a perfunctory affair. The idea becomes a machine that makes the art”, Sol LeWitt, Paragraphs on Conceptual Art, Artforum, June 1967.
[II] N. Bourriaud, Postproduction, New York: Lukas & Sternberg, p. 88.
[III] The show is Ragionevoli dubbi, hosted in Gavoi (Italy).