Traslochi Emotivi
Sacrista Gallery

Asolo (I), Svernissage
September-November 2016

Farfalle nella pancia

Daniele Capra




Ero incerto prima di entrare in casa. Mi capita quasi sempre di esitare, quando c’è da fare qualcosa per la prima volta, e anche gli altri se ne rendono conto, talvolta. Era venuta molta gente, anche persone che non mi sarei mai aspettato di ritrovare. È piuttosto normale, che ad eventi come questo, partecipino molte delle persone con cui in passato si è condiviso un pezzo di vita. Uno dei piacere sottili di questi momenti, forse uno dei motivi per cui questi eventi capitano, è proprio vedere di nuovo coloro che, per le più disparate cause, non sono più costantemente al nostro fianco. Sorgono e si manifestano così domande e curiosità che prima apparivano assopite e non avevano ragion d’essere. Difficilmente gli amici o le persone cui abbiamo voluto bene smettono di interessarci.

Entro in casa, che è la casa del sacrista ed anche la mia casa, con tanti pensieri, ma anche tanta leggerezza per i ripetuti brindisi. Non ho contato i bicchieri, non lo faccio mai, e poi il vino è così piacevolmente liquido da non meritare di essere irrigidito dall’asciuttezza del contare. Non so insomma quanto ho bevuto, ma penso il giusto – la parola troppo non mi si addice. Mi fanno pure male i piedi e non vedo l’ora di togliermi le scarpe, tanto a quest’ora non incontrerò più nessuno, e anche se capitasse non mi rimarrebbe alternativa a mandarlo amorevolmente a fare in culo offrendogli un bicchiere. Qualche ora fa il frigorifero era zeppo, chissà che desolazione adesso.

C’è qualcuno invece, la luce è accesa quindi non era stata dimenticata. Sento che c’è qualcuno che sta ancora parlando. Ecco, è bello tornare a casa a notte fonda il giorno del proprio matrimonio e trovare qualcuno a casa, qualcuno che non ti vuole abbandonare alla normalità del dopo, che poi è uguale alla normalità del prima, dato che a cambiare è solo un anello e una riga in più, se la vuoi dichiarare, sulla carta d’identità. Riconosco le voci, gli accenti. Potrei raccontare di ciascuno cento episodi. Sento anche la musica, per l’ennesima volta quel cd di Chick Corea, ma evidentemente piace molto, o tutti forse hanno ormai il culo troppo pesante.

Chiudo la porta dietro di me, facendo attenzione a non far rumore, e sfilo finalmente le scarpe. Non c’è il solito armadietto, me l’hanno spostato. Non so nemmeno dove, a dire il vero. Hanno fatto una sorta di mostra che ha riallestito i mobili e i quadri di casa, come a sottolineare una discontinuità per cui siamo sempre noi, ma in maniera diversa – semplicemente ci sono stati tanti piccoli traslochi di oggetti. Le lascio qua le scarpe, in mezzo. Chi poi gliene frega qualcosa di dove lascio le mie scarpe troppo nuove? Mi guardo allo specchio, ne hanno messo uno, e non è male vicino alla porta di uscita, se devi controllare che sia tutto a posto, o di ingresso, se vuoi vedere come sei ridotto. Ho le borse sotto gli occhi, mi par di vedere, e il sorriso ebete di chi vuole abbandonarsi alle ultime chiacchiere. Due bicchieri li bevo ancora.

Mi salutano, mi abbracciano e mi baciano. Non me l’aspettavo, ma l’aria è eccitata, nonostante le sigarette, le bottiglie di vino, le canne e tutti i distillati che ci siamo bevuti. Qualcuno un po’ in preda a sobbalzi emotivi piange, a rivedermi solo a mezz’ora di distanza. Io no: sono felice e ho il sorriso ebete che non dice niente, ma io sto bene, noi stiamo bene, tutti stanno bene. Pazienza se domani è la solita merda, non me ne frega proprio un cazzo. Io sono felice, la mia dolce metà dice cose senza senso con la consueta morbidezza, ma nessuno si permette di contraddire. Nemmeno io, che sono felice.

Qualcuno mi chiede come ci sia venuta l’idea di fare una home gallery, ma non so rispondere, è un progetto amico che ospitiamo perché la casa è bello aprirla, e noi di persone strane e clandestine ne conosciamo parecchie. Poi nemmeno io so, in fondo, se la mia, la nostra, sia una casa o una galleria o solo un covo di gente che se la prende comoda. Non lo so, ma non ha senso chiederselo. Mi guardo i piedi avvolti dai calzini, mi alzo dalla sedia e apro il frigo. Per fortuna c’è chi lo ha riempito di nuovo. Ho il sorriso in bocca, sono felice e ho le farfalle nella pancia. E cerco un bicchiere. Sapete per caso dove ne posso trovare uno di pulito?


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